Io Sono Il Buon Pastore (gruppo Familiare)

GRUPPO FAMILIARE

IO SONO IL BUON PASTORE

Introduzione
Sono tante, infinite “le voci” che popolano la nostra vita.
Ogni giorno ascoltiamo mille pareri, mille punti di vista, mille diverse considerazioni.
E se apriamo un giornale, o se assistiamo ad un telegiornale, o – ancor più – se navighiamo su internet, veniamo quasi sommersi dalle “voci” e dai commenti che incontriamo.
Ci troviamo così ad essere sempre indecisi e disorientati.
Siamo appunto come le pecore del discorso di Gesù: dispersi e confusi per la paura di un futuro che può piombare su di noi come un lupo avverso; ma dispersi e confusi anche dalle “voci” dei tanti pastori che cercano di garantirci il futuro portandoci nel loro ovile. Sentiamo allora in noi il desiderio di una “voce” che riconduca ad unità la nostra vita parlando al nostro cuore e risvegliando la speranza.
Gesù si proclama la porta attraverso cui si entra nella vita, il pastore che conduce verso la libertà.
E’ infatti il Figlio,venuto a condurre i fratelli fuori dalle tenebre e dalla morte.

Dal Vangelo Secondo Giovanni (10, 11-18)
Io sono il pastore bello: il pastore bello espone la sua vita a favore delle pecore.
Il mercenario e chi non è pastore, al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo e abbandona le pecore e fugge; e il lupo le rapisce e disperde, perché è mercenario e non gli interessa delle pecore.
Io-sono il pastore bello e conosco le mie e le mie conoscono me, come il Padre conosce me e anch’io conosco il Padre; e dispongo la mia vita a favore delle pecore.
Anche altre pecore ho che non sono di questo recinto: anche quelle bisogna che io conduca; e ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo.
Nessuno la toglie a me, ma io la depongo da me stesso: ho il potere di deporla e ho il potere di prenderla di nuovo.
Questo comando ho preso dal Padre mio.
Parola del Signore


Sullo sfondo del discorso c’è un’immagine familiare in Palestina.
Il rapporto particolare che c’è tra gregge e pastore è figura di quello tra re e popolo, simile a quello tra Dio e i suoi fedeli.
La vita del pastore dipende dalle sue pecore e quella delle pecore dal loro pastore.
Senza di lui esse sono in balia di fiere e predoni, senza alcuni che le conduca ai pascoli e alle acque.
I profeti hanno parlato spesso dei capi del popolo come di pastori cattivi e infedeli. Leggiamo ancora:

Ezechiele 34,1-31
Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele, predici e riferisci ai pastori: Dice il Signore Dio. Guai ai pastori di Israele, che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge? Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge. Non avete reso la forza alle pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete giudicate con crudeltà e violenza. Per colpa del pastore si sono disperse e sono preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate. Vanno errando tutte le mie pecore in tutto il paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura. (…)
Dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Le ritirerò dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d’Israele, nelle valli e in tutte le praterie della regione.(…) Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio.
Parola di Dio

LETTURA DEL TESTO - PAROLE CHIAVE
v.11: Io-sono il pastore bello.
Bello significa vero, autentico ,buono, che sa fare il proprio lavoro; richiama però anche qualcosa di piacevole , di bello appunto.
E’ importante vederne la bellezza e provarne piacere.
Questa bellezza salverà il mondo, rendendoci spiacevole ciò che riteniamo piacevole.
vv. 15, 17, 18: espone la sua vita a favore delle pecore
Ora Gesù fa vedere il suo modo di essere pastore.
Questa espressione è ripetuta tre volte ai vv.15.17,18
Qui non si vuole dire che che il pastore offre o dà la sua vita nel senso che muore.
Infatti se muore le pecore sono rapite e disperse.
Si vuol dire che la prima caratteristica del pastore è l’amore e il coraggio con cui difende le pecore: egli, a differenza del mercenario, espone per loro la sua vita ad ogni pericolo.
v. 12: il mercenario e chi non è pastore
Rappresenta chi è preoccupato solo del suo salario, le pecore sono a servizio della sua vita, non lui della loro.
Nel momento del pericolo fugge da chi lo ha seguito.
L’idolo, dopo averci sedotti e spremuti, ci abbandona sempre nel momento del bisogno: non mantiene la promessa e delude la speranza riposta in lui.
Il lupo
Rappresenta le forze ostili del male.
Gesù stesso ha mandato i suoi discepoli come agnelli in mezzo ai lupi.
Ogni epoca ha i suoi lupi.
Talora hanno nome e cognome, ma per lo più sono anonimi e quindi più insidiosi: indicano la mentalità diffusa, il falso modello di uomo, “la moda” che serpeggia e fa strage all’interno del gregge.
La venuta del lupo evidenzia chi è pastore e chi è mercenario, chi sa es-porre la propria vita e chi invece pensa solo a salvare se stesso.
Il lupo rapisce e disperdeL’azione di rapire e disperdere è tipica del nemico: il diavolo che rapisce all’uomo la sua verità e lo fa fuggire dalla sua vita.
Egli fa il contrario del Figlio, che è venuto per dare la vita e raccogliere tutti i dispersi, riunendoli a sé e al Padre.
Le pecoreC’è una conoscenza, un’intimità, un amore reciproco tra pastore e pecore.
Egli chiama ciascuna per nome, ognuna ha un rapporto personale con lui.
Nel rapporto di fratellanza tra cristiani, ovile di Cristo, vi è la particolarità che nessuno scompare, che nessuno perde la sua caratteristica, ma anzi rafforza la propria personalità, è chiamato ad essere quello che il Signore vuole che sia.
v. 16 : le pecore che non sono di questo recinto:
Ci sono altri recinti, religiosi o laici, che tengono schiavo l’uomo.
Il Figlio ha fratelli non solo nel popolo di Dio, ma ovunque: tutto è stato fatto per mezzo di lui.
Per questo il Padre ama il mondo; il cristianesimo è di sua natura universale (= cattolico): non esclude nessuno.
Se si esclude qualcuno, si rinnega il Padre, che ama ciascuno, e il figlio che è come il Padre.
Per un cristiano non amare “i nemici”, o addirittura odiarli, è negare Dio nella sua essenza di amore!
Diventeranno un solo gregge, un solo pastore .
Gesù mediante la sua croce ha abbattuto ogni muro di separazione tra gli uomini, per fare di tutti, vicini e lontani, un solo uomo.
L’unione tra le chiese non deve essere “un solo ovile” che racchiuda le varie comunità, omologandole e omogeneizzandole.
Il corpo di Cristo, vivente nella storia, sarebbe irriconoscibile, ridotto a un frullato: più che un organismo bello e diversificato nelle sue membra, sarebbe una poltiglia indifferenziata.
L’unione non deve neppure essere un conglomerato di “diversi ovili”, dove ognuno vuol semplicemente affermare la propria differenza sull’altro: sarebbero pur sempre ovili.
Il solo gregge, e non ovile - la Chiesa”una”, come il Signore la vuole - è un popolo di persone libere, che hanno trovato in lui al loro verità di figli e vivono da fratelli.
Questo popolo aperto a tutti, “cattolico”, globale, rispetta però ogni differenza come luogo di intesa e di crescita.
C’è infatti un solo spirito che è amore, un solo Signore che è servo di tutti, un solo Dio che opera tutto in tutti; e ciascun membro, come in un unico corpo, mette la sua differenza a servizio delle altre membra.
v. 17: io depongo la mia vita per prenderla di nuovo
Gesù depone la sua vita volontariamente.
Il suo non è un morire, ma realizzare la propria esistenza come dono totale d’amore.
In lui la vita diventa ciò che è: appunto circolazione viva d’amore, dono ricevuto e dato.
SPUNTI PER LA RIFLESSIONE
Gesù si rivolge a quei farisei ciechi che pretendono di essere le guide del popolo perché vuole illuminarli sulla loro cecità , mostrando la bruttezza di ciò che seguono e fanno seguire.
I farisei, che stanno davanti a lui dopo la guarigione del cieco nato, sono falsi pastori, che opprimono e sfruttano il gregge dei loro fedeli, perseguitando chi è uscito dal loro controllo.
A noi oggi non piace l’immagine dell’ “uomo pecora”, che segua un pastore.
A differenza dell’animale , programmato dall’istinto, l’uomo è libero, mosso dal desiderio di ciò che ritiene essere meglio per lui.
Di sua natura l’uomo è cultura, aperto a un cammino e un progresso sempre maggiori.
Ma la cultura nasce e cresce secondo degli ideali che si propongono , o impongono, da imitare: è un’imitazione dei desideri dell’altro.
Oggi, coi mass media, questo meccanismo, ancor più oleato ed efficiente, lascia spazi sempre minori alla libertà.
I nostri modelli culturali, incarnati da persone concrete che li rappresentano, sono i pastori, i capi che seguiamo.
Spesso la legge è dettata dal più forte : siamo sudditi del modello - pastore vincente…
Gesù propone un modello alternativo, che fa uscire da questo gioco di morte: offre all’uomo di realizzare la sua umanità, chiamandolo a diventare come Dio.
Propone infatti di imitare non i desideri dell’altro - con i conflitti che ne derivano - bensì quelli del Padre, che non è rivale di nessuno, ma principio di vita e libertà per tutti.
Facendo come lui diventiamo figli, adulti uguali a lui, come da sempre abbiamo desiderato.
Gesù si presenta come il Figlio che conosce l’amore del Padre e ha i suoi stessi desideri: comunicare vita e libertà ai fratelli.
Per questo si propone come il pastore “bello” , vero, in contrapposizione al pastore brutto e falso, del quale siamo succubi.
Seguendo lui, diventiamo ciò che siamo: figli del Padre e fratelli tra di noi.
Solo così veniamo alla luce della verità che ci rende liberi.
Ad una cultura di competitività, rivalità e violenza, subentra una cultura di fraternità, solidarietà e amore.
Finalmente una vita bella , vivibile!
Gesù pastore ci libera dal “brigantaggio” che governa i nostri rapporti, con il dominio del più violento di turno e ci guida verso un nuovo tipo di vita.
Inoltre: Gesù non è pastore solo di Israele: è il Salvatore del mondo.
Il Signore non vuole fare un unico recinto in cui chiudere tutti come schiavi.
Vuole invece tirare fuori gli uomini da ogni ovile per fare di tutti un popolo libero, abbattendo ogni steccato e inimicizia.
Come Israele, così anche gli altri uomini saranno da lui portati alla libertà.
Il nuovo popolo è composto da persone libere, al di là di ogni recinzione religiosa e culturale. Il Padre ama Gesù, perché è il Figlio che fa dono della sua vita ai fratelli.
Questo è il potere, libero e liberante, del Figlio, “il comando” ricevuto dal Padre: quello dell’amore.

Gesù ci dice: “Io sono il Buon Pastore”. Scoprire che questo è vero è che ciò corrisponde al mio bisogno, non è scontato: come scoprirlo?

Siamo capaci di insegnare ai nostri figli l’importanza di compiere gesti gratuiti o fare sacrifici senza cercare sempre solo il proprio tornaconto?

Come ci facciamo condizionare dai modelli culturali dominanti? Abbiamo paura di perdere la nostra autonomia ascoltando la parola del Buon Pastore? Come possiamo insegnare ai nostri figli a seguire il Buon Pastore anche quando i suoi insegnamenti sembrano in contraddizione con i modelli culturali dominanti?

(…)
PREGHIAMO INSIEME (SALMO 23)

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;

su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce

Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro
Mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
Sotto gli occhi dei miei nemici;

cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne
Tutti i giorni della mia vita,

E abiterò nella casa del Signore
Per lunghissimi anni.
Recitiamo con i bambini il Padre nostro…