Sintesi Generale Dimensione Religiosa Del Processo Educativo

PARTE QUINTA
SINTESI GENERALE:DIMENSIONE RELIGIOSADEL PROCESSO EDUCATIVO1. Idea del processo educativo cristiano98. La dichiarazione conciliare insiste sull'aspetto dinamico dell'educazione umana integrale.(106) Tuttavia, nella visione cristiana, questo sviluppo umano non è sufficiente. Infatti, l'educazione «non comporta solo quella maturità propria della persona umana, di cui si è parlato, ma tende soprattutto a far sì che i battezzati, iniziati gradualmente alla conoscenza del mistero della salvezza, prendano sempre maggiore coscienza del dono della fede...».(107) Da parte sua la scuola cattolica ha come elemento caratteristico quello di aiutare gli alunni «perché nello sviluppo della propria personalità crescano insieme secondo quella nuova creatura che in essi ha realizzato il battesimo...».(108) Si deve dunque concepire l'educazione cristiana come movimento, progresso, maturazione verso un termine ideale, che supera ogni limitazione umana.(109) E tutto deve avvenire insieme, armonicamente, nel corso dell'educazione umana. Non dunque due percorsi diversi o paralleli, ma una concordanza di fattori educativi, uniti nell'intenzione degli educatori e nella libera cooperazione educativa degli alunni. Già il vangelo notava nel giovane Gesù uno sviluppo armonico.(110)99. Si potrebbe quindi descrivere il processo educativo cristiano come un insieme organico di fattori volti a promuovere una graduale evoluzione di tutte le capacità dell'alunno, in modo che possa conseguire una educazione integrale nella cornice della dimensione religiosa cristiana, con l'ausilio della grazia. Non interessa il nome ma la realtà del processo educativo: esso assicura l'opera omogenea degli educatori, evitando interventi occasionali, frammentari, non coordinati, forse accompagnati da conflitti di opinioni tra gli stessi educatori, con grave detrimento dello sviluppo della personalità degli alunni.2. Progetto educativo100. I compiti di una scuola cattolica sono assai ampi e articolati: oltre all'obbligo di rispettare normative costituzionali e leggi ordinarie, e di confrontarsi con metodi, programmi, strutture, ecc., essa ha il dovere di portare a compimento un suo progetto educativo, inteso a coordinare l'insieme della cultura umana col messaggio della salvezza; ad aiutare l'alunno nell'attuazione della sua realtà di nuova creatura; ad allenarlo ai compiti di cittadino adulto. Si tratta di un progetto globale «caratterizzato», in quanto finalizzato al conseguimento di peculiari obiettivi, da realizzare con la collaborazione di tutte le sue componenti. In concreto, il progetto si configura come un quadro di riferimento che:- definisce l'identità della scuola, esplicitando i valori evangelici cui essa si ispira;- precisa gli obiettivi sul piano educativo, culturale e didattico;- presenta i contenuti-valori da trasmettere;- delinea l'organizzazione e il funzionamento;- prevede alcune parti fisse, predefinite dalla componente professionale (gestori e docenti); alcune parti da gestire insieme con i genitori e gli studenti, ed alcuni ambiti affidati alla libera iniziativa dei genitori e degli studenti;- indica gli strumenti di verifica e di valutazione.101. Attenta considerazione verrà riservata, in specie, alla esposizione di alcuni criteri generali, che dovranno ispirare e rendere omogeneo l'intero progetto, armonizzandone le scelte culturali, didattiche, sociali, civili e politiche:a) La fedeltà al vangelo annunciato dalla Chiesa. L'azione della scuola cattolica si situa innanzi tutto all'interno della missione evangelizzatrice della Chiesa, inserendosi attivamente nel contesto ecclesiale del Paese in cui opera e nella vita della comunità cristiana locale.b) Il rigore della ricerca culturale e della fondazione critica, nel rispetto della giusta autonomia delle leggi e dei metodi di ricerca delle singole discipline, orientate alla integrale formazione della persona.c) La gradualità e l'adattamento della proposta educativa alle diverse situazioni dei singoli e delle famiglie.d) La corresponsabilità ecclesiale. Pur essendo la comunità educante il centro propulsore e responsabile prevalente di tutta l'esperienza educativa e culturale, il progetto dovrà nascere anche dal confronto con la comunità ecclesiale nelle forme di coinvolgimento giudicate opportune. Il progetto educativo dunque si distingue nettamente sia dal regolamento interno, sia dalla programmazione didattica, sia da una generica presentazione di intenzioni.102. Il progetto educativo, aggiornato ogni anno in base alle esperienze e alle necessità, si realizza attraverso il processo educativo; questo prevede periodi o momenti determinati: un punto di partenza, tappe intermedie e una meta finale. A fine periodo, educatori, alunni, famiglie verificheranno se le previsioni sono state rispettate. In caso contrario, si cercheranno responsabilità e rimedi. L'essenziale è che questo modo di procedere sia sentito da tutti come impegno comune e leale.Il termine di ogni anno costituisce già una meta. Dire che è tempo di esami è poco nella visione educativa cristiana. Il programma scolastico è solo parte del tutto. È invece tempo di svolgere un bilancio intelligente e serio su quanto, del progetto educativo, è stato compiuto o è rimasto incompiuto. Meta più importante è quella raggiunta al termine dell'iter scolastico. Tale meta dovrebbe corrispondere al massimo livello conseguito dagli alunni nella loro educazione integrale umana e cristiana.(111)103. La dimensione religiosa dell'ambiente potenzia la qualità del processo educativo, quando si verificano alcune condizioni dipendenti dagli educatori e dagli alunni.È bene sottolineare, in particolare, che gli alunni non sono spettatori, ma costituiscono parte dinamica dell'ambiente. Le condizioni positive si avverano, quando attorno al progetto educativo si forma il lieto consenso e la volonterosa cooperazione di tutti. Quando i rapporti interpersonali si mantengono sulla linea della carità e della libertà cristiana. Quando ognuno offre agli altri la sua testimonianza evangelica nelle vicende della vita quotidiana. Quando nell'ambiente si viene a formare una tensione a raggiungere livelli più alti in ogni aspetto, umano e cristiano, del processo educativo. Quando l'ambiente si censerva costantemente aperto alle famiglie, inserito nella comunità ecclesiale, aperto alla società civile, nazionale e internazionale. Queste condizioni positive trovano vantaggio nella fede comune.104. Occorre un impegno deciso per superare la patologia di ambiente, i cui sintomi sono: assenza o debolezza del progetto educativo; preparazione insufficiente delle persone responsabili; attenzione concentrata prevalentemente sulla riuscita scolastica; distacco psicologico tra educatori ed alunni; antagonismi tra gli educatori stessi; disciplina imposta esteriormente, senza partecipazione convinta degli alunni; rapporti puramente formali o addirittura tensioni con le famiglie non coinvolte nel progetto educativo; testimonianza non felice dell'uno o dell'altro; debole partecipazione dei singoli al bene comune; isolamento dalla comunità ecclesiale; disinteresse e chiusura ai problemi della società; forse, insegnamento religioso di routine. Se qualcuno di questi sintomi, o una costellazione di sintomi, si manifestasse, la dimensione religiosa dell'educazione neuscirebbe seriamente compromessa. Lo stesso insegnamento religioso sonerebbe forse come parola vuota in un ambiente stanco, che non sa esprimere una testimonianza ed un clima autenticamente cristiani. Bisogna reagire di fronte a questi sintomi di malessere, ricordando che il vangelo invita ad una continua conversione.105. Buona parte dell'attività educativa tende ad assicurare la collaborazione dell'alunno, che resta imprescindibile, data la sua posizione di protagonista nel processo educativo. Poiché la persona umana è stata creata intelligente e libera, non è possibile concepire una vera educazione senza l'apporto decisivo del soggetto dell'educazione stessa, il quale agisce e reagisce con la sua intelligenza, libertà, volontà e con la sua complessa sfera emotiva. Di conseguenza, il processo educativo non procede, se l'alunno non si muove. Gli educatori esperti conoscono le cause dei «bloccaggi» giovanili. Sono cause di ordine psicologico e anche teologico, non disgiunte dalla colpa originale.106. Vari fattori possono concorrere nello stimolare la collaborazione del giovane al progetto educativo. L'alunno che ha raggiunto un sufficiente livello intellettuale deve essere invitato a prendere parte alla definizione del progetto, non certo per stabilirne le finalità da conseguire, bensì per la migliore scelta del versante operativo. Il dare responsabilità e fiducia, il chiedere consiglio e aiuto per il bene comune, è un fattore che produce gratificazione e contribuisce a vincere indifferenza e inerzia. L'alunno comincerà ad inserirsi volentieri nel processo educativo, quando avvertirà che il progetto tende unicamente a favorire la sua maturazione personale.L'alunno, anche in giovanissima età, percepisce se l'appartenenza all'ambiente è gradevole. Sorge quindi la disposizione a collaborare, quando egli si sente bene accolto, stimato, amato. Si afferma la volontà di farlo, quando l'ambiente è pervaso di un'atmosfera serena e amichevole, con insegnanti disponibili e compagni con i quali si vive bene insieme.107. I valori e i motivi religiosi, che derivano particolarmente dall'insegnamento religioso scolastico, danno una maggiore efficacia per avviare la lieta e volonterosa partecipazione dell'alunno al processo educativo. Non si può tuttavia sottovalutare il fatto che valori e motivi religiosi vengono offerti nel corso di ogni insegnamento e in vari altri interventi della comunità educante. L'insegnante-educatore favorisce l'apprendimento e l'adesione ai valori religiosi, fornendone le motivazioni con il riferimento costante all'Assoluto. L'esperienza educativa dell'insegnante aiuta gli alunni, affinché la verità religiosa, insegnata ed appresa, diventi anche amata. La verità amata, che già possiede valore in sé stessa, diventa valore anche per l'alunno. L'impostazione cristologica dell'insegnamento religioso ha il vantaggio di facilitare l'amore dei giovani, che si concentra nella persona di Gesù. Essi possono amare una persona, difficilmente amano le formule. L'amore verso il Cristo si trasferisce al suo messaggio, che diventa valore quando è amato.L'insegnante-educatore sa di dover compiere ancora un passo. Il valore deve spingere all'azione, divenire motivo di azione. Dalla verità si arriva alla vita mediante il dinamismo soprannaturale della grazia, che illumina e muove a credere, ad amare, ad operare secondo la volontà di Dio, per mezzo del Signore Gesù, nello Spirito Santo. Il processo educativo cristiano si svolge in continua interazione tra l'opera esperta degli educatori, la libera collaborazione degli alunni, l'ausilio della grazia.108. Data la situazione che si è venuta a creare in varie parti del mondo - la scuola cattolica accoglie sempre più una popolazione scolastica di fedi e appartenenze ideologiche diverse -, si rende improrogabile la necessità di chiarire la dialettica da instaurare tra il momento culturale propriamente detto e lo sviluppo della dimensione religiosa. Questa è momento ineliminabile, e rimane il compito specifico per tutti gli operatori cristiani impegnati nelle istituzioni educative.In tali situazioni non sarà però sempre facile o possibile condurre avanti il discorso della evangelizzazione; si dovrà allora mirare alla pre-evangelizzazione, all'apertura cioè al senso religioso della vita. Ciò comporta individuazione e approfondimento di elementi positivi circa il come e il che cosa dello specifico processo formativo.La trasmissione della cultura deve essere attenta prima di tutto al conseguimento dei fini propri e a potenziare tutte le dimensioni che rendono umano l'uomo, e in particolare la dimensione religiosa e l'emergere dell'esigenza etica.Preso atto dell'unità nel pluralismo, è necessario operare un sagace discernimento tra ciò che è essenziale e ciò che è accidentale.La giustezza del come e del che cosa consentirà lo sviluppo integrale dell'uomo nel processo educativo, sviluppo che può essere defìnito vera pre-evangelizzazione. Terreno, quest'ultimo, su cui «edificare» .109. Nel parlare di processo educativo, si è costretti a procedere per analisi di vari elementi. Nella realtà, non si procede allo stesso modo. La scuola cattolica è un centro di vita. E la vita è sintesi. In questo centro vitale, il processo educativo si svolge in continuità, mediante un interscambio di azioni e reazioni in senso orizzontale e verticale. È un punto qualificante della scuola cattolica, che non trova analogia in altre scuole, non ispirate da un progetto educativo cristiano.110. Nel rapporto interpersonale gli educatori amano e manifestano l'amore agli alunni a loro affidati, e quindi non perdono occasione per indirizzare agli stessi impulsi e stimoli nella linea del progetto educativo. Parola, testimonianza, incoraggiamento, aiuto, consiglio, amichevole correzione: tutto è valido ai fini del processo educativo, sempre inteso nel suo senso integrale di apprendimento scolastico, comportamento morale, dimensione religiosa.Gli alunni, sentendosi amati, impareranno ad amare i loro educatori. Attraverso domande, confidenze, osservazioni critiche, proposte per migliorare il lavoro di classe e la vita di ambiente, arricchiranno l'esperienza degli educatori e agevoleranno il comune impegno nel processo educativo.111. Nella scuola cattolica si procede ancora verso il continuo interscambio verticale dove la dimensione religiosa dell'educazione si esprime con tutta la sua forza. Ogni alunno ha una sua vita, con un retroterra familiare e sociale non sempre lieto, con le inquietudini di ragazzo e adolescente, che cresce, con i problemi e le preoccupazioni di giovane arrivato alla maturità. Per ciascuno di essi gli educatori pregano, affinché la grazia di vivere in una scuola cattolica si estenda ed investa tutta la loro persona, illuminandola ed assistendola in ogni necessità dell'esistenza cristiana.Da parte loro, gli alunni imparano a pregare per gli educatori; crescendo, arrivano a conoscere le loro difficoltà e sofferenze. Per questo pregano, affinché il loro carisma educativo cresca in efficacia, il loro lavoro sia confortato da successi, la loro vita piena di sacrifici sia sostenuta e rasserenata dalla grazia.112. In questo modo si stabilisce un interscambio umano e divino, una circolazione di amore e di grazia, che pone il sigillo di autenticità su una scuola cattolica. Intanto gli anni passano. Anno dopo anno, l'alunno esperimenta la gioiosa sensazione di crescere, non solo fisicamente, ma anche intellettualmente e spiritualmente, fino al maturarsi della sua personalità cristiana. Guardandosi indietro, egli riconoscerà che il progetto educativo della scuola, con la sua collaborazione, è divenuto realtà. Guardando avanti, si sentirà più libero e sicuro per affrontare le nuove e ormai prossime scadenze della vita.
CONCLUSIONE113. Nel consegnare agli Ecc.mi Ordinari locali e ai Rev.mi Superiori e alle Rev.me Superiore degli Istituti religiosi dediti alla educazione della gioventù questi elementi di riflessione da offrire agli educatori delle scuole cattoliche, la Congregazione desidera rinnovare il suo sentito apprezzamento per la loro opera preziosa al servizio della gioventù e della Chiesa.114. Per questo, la Congregazione esprime il suo profondo ringraziamento a tutti i responsabili, per il lavoro che essi hanno compiuto e continuano a compiere, nonostante difficoltà di vario genere: politiche, economiche, organizzative. Molti svolgono la loro missione tra gravi sacrifici. La Chiesa è riconoscente verso tutti coloro che consacrano la propria esistenza alla missione fondamentale dell'educazione e della scuola cattolica. La Chiesa confida che molti altri, con l'aiuto divino, ricevano il carisma e sappiano accogliere generosamente la spinta ad unirsi a loro nella medesima missione.115. La Congregazione vorrebbe aggiungere un cordiale invito alla ricerca, allo studio, alla sperimentazione, per quanto concerne la dimensione religiosa dell'educazione nella scuola cattolica. Molto è stato fatto in questo senso. Da varie parti si chiede che sia fatto di più. Crediamo che ciò sia possibile in tutte quelle scuole che godono di sufficiente libertà assicurata dagli ordinamenti statali. Tale possibilità appare compromessa in quegli Stati dove non è impedita la funzione didattica della scuola cattolica, ma l'educazione religiosa forma oggetto di contestazione. In questi casi, l'esperienza locale è determinante. La dimensione religiosa sarà resa evidente, nella misura possibile, dentro la stessa scuola o fuori di essa. Non mancano famiglie ed alunni, di diversa confessione o religione, che optano per la scuola cattolica, apprezzandone la capacità didattica confortata dalla dimensione religiosa della sua educazione. Gli educatori sapranno rispondere nel modo migliore alle loro attese, tenendo presente che la via del dialogo offre sempre fondate speranze in un mondo di cultura pluralistica.Roma, 7 aprile 1988, S. Giovanni Battista de La Salle, Patrono Principale degli educatori dei ragazzi e dei giovani.
WIILLIAM Card. BAUM Prefetto
ANTONIO M. JAVIERRE ORTAS Arcivescovo tit. di Meta Segretario