La Verità Sulle Cellule Staminali

Cellule staminali
(dott. M. Torre)

Definizione: cellule "capostipite". Sono cellule presenti in diversi nostri tessuti, che, per il fatto di essere poco o per niente differenziate, possono dare origine a molti tipi di cellule diverse. Normalmente ogni cellula staminale si differenzia e diventa un tipo particolare di cellula, per esempio una cellula muscolare, nervosa o intestinale. Le cellule staminali (CS) vengono definite "multipotenti" o "totipotenti" perché da esse possono derivare molti diversi tipi di cellula o addirittura tutti i tipi e un individuo intero.

cell. nervose
cell. muscolari
Cellula staminale (CS) cell. della cute
cell. intestinali
cell. del sangue

Dove si trovano: L'embrione nelle sue primissime fasi di sviluppo (morula, blastocisti) è composto di sole CS, dalle quali si origineranno tutti gli organi e tessuti. Ma alcune CS rimangono presenti al momento della nascita, per esempio nel cordone ombelicale e nella placenta, e dopo la nascita in tutti noi: per esempio nel midollo osseo, nella cute, nel cervello e in molti altri organi.
Schematicamente distinguiamo perciò:
- CS embrionali: provenienti dall'embrione nelle sue primissime fasi
- CS adulte: provenienti dal cordone ombelicale, placenta, midollo, altri tessuti e organi adulti.
Vediamo quali sono le differenze principali tra CS embrionali ed adulte:





CS EMBRIONALI

CS ADULTE


provenienti dall'embrione nelle sue primissime fasi

provenienti dal cordone ombelicale, placenta, midollo, altri tessuti e organi adulti.


Totipotenti: possono dare origine a organismo completo

Multipotenti: possono dare origine a qualsiasi tipo di cell. ma non a organismo completo


Recuperabili da embrioni di cui necessariamente si provoca la distruzione. Spesso si tratta di embrioni prodotti di proposito con tecniche di fecondazione in vitro (alto costo)

Recuperabili dal cordone ombelicale e dalla placenta in maniera etica, semplice ed economica


Più "flessibili" ma meno governabili (rischiano di causare tumori, come dimostrato in animali)

Meno "flessibili" ma più governabili (utilizzabili con maggior sicurezza)

A cosa servono: Nell'embrione servono a differenziarsi nei diversi organi e tessuti. Già a 2 mesi di vita embrionale esse hanno formato tutti i tessuti e organi di cui è fatto il nostro corpo.
Nella vita extrauterina servono a sostituire le cellule che di volta in volta muoiono, costituendo perciò una "riserva" di cellule. La presenza di CS dopo la nascita ci garantisce un "approvvigionamento" di cellule durante la nostra vita. La possibilità che hanno di differenziarsi in molti modi diversi serve a coprire le necessità che si creano di volta in volta. Per esempio le CS del midollo osseo potranno in caso di anemia differenziarsi verso la produzione di un maggior numero di globuli rossi, se invece c'è un'infezione in corso si differenzieranno soprattutto in globuli bianchi, se mancano piastrine andranno a formare piastrine.

Servono a curare malattie? Già da molti anni le CS adulte sono utilizzate per curare molte malattie tumorali, congenite o degenerative (per esempio anemie, leucemie, da poco si è iniziato con cardiopatie). Molti scienziati stanno studiando le CS adulte per estenderne l'utilizzo a molte altre applicazioni (Parkinson, diabete…). Tutti i risultati finora ottenuti con le CS si riferiscono alle CS adulte. Al momento attuale non si conoscono esattamente le potenzialità delle CS embrionali, che al giorno d'oggi nell'uomo non sono utilizzate per la cura di nessuna malattia. Alcuni studi su topi hanno dimostrato che le CS embrionali hanno causato l'insorgenza di tumori.

Ricerca sulle CS: Molti gruppi scientifici stanno studiando nuove applicazioni delle CS adulte. In Italia il gruppo più avanzato è quello del San Raffaele di Milano, diretto dal prof. Vescovi. In alcuni Stati si sta aprendo la possibilità di eseguire ricerca sulle CS embrionali. Tale ricerca si effettua prelevando CS da embrioni che in tal modo muoiono. Di solito tali embrioni sono prodotti con tecniche di fecondazione in vitro, ma in qualche caso si sta iniziando a sperimentare la clonazione di embrioni umani come "serbatoio di CS embrionali". In entrambi i casi si tratta di utilizzare vite umane (distruggendole) a fini di ricerca (non si può dire neanche di terapia, in quanto per ora non ci sono applicazioni terapeutiche con CS embrionali).
La legge italiana tutela l'embrione da tali metodiche. Secondo alcuni ci sarebbe il rischio di rimanere indietro nel panorama della ricerca scientifica internazionale. Secondo altri sarebbe più opportuno investire maggiormente sulla ricerca sulle CS adulte, che si sono già dimostrate in grado di curare alcune malattie, e sono utilizzabili oggi con maggiore sicurezza e minori costi. Per esempio si potrebbe iniziare a raccogliere sistematicamente tali cellule dai cordoni ombelicali dei neonati (che invece spesso vengono buttati via) e ottenere così una quantità notevole di CS. In alcuni ospedali si stanno creando “banche” di cordoni ombelicali, che possono essere usati in soggetti compatibili in caso di necessità. Tale raccolta sarebbe da potenziare e organizzare su larga scala.
Dal punto di vista scientifico, è stato dimostrato che le CS adulte possono anche essere coltivate e "ampliate", in tal modo ottenendo quantità enormi di cellule, superando così le difficoltà legate alla scarsa disponibilità di CS nell'adulto.
Per quanto riguarda le CS embrionali ottenute con tecniche di clonazione di embrioni umani, si tratta di procedure molto dispendiose e con risultati molto scadenti, e non esenti dal rischio di trasmissione di geni di malattie degenerative.

CS e disinformazione:

1) Non è vero che le CS siano solo nell'embrione. Anzi, le più sicure, economiche, studiate ed efficaci oggi sono le CS adulte.
2) Non è vero che la legge italiana attuale limita la ricerca sulle CS. Pone un divieto all'utilizzo di embrioni come fonte di queste cellule. La produzione e la distruzione di vite umane allo stato embrionale, allo scopo di prelevare CS a scopi di ricerca non è etico.
3) Quando si parla di terapia con CS si tratta di CS adulte. Spesso si tace l'origine delle cellule, per generare disonestamente l'idea che le CS embrionali possano essere utilizzate con scopi terapeutici. Per esempio nel caso della cura del bambino talassemico di Pavia di cui tanto si è parlato sui giornali, si sono utilizzate CS del cordone ombelicale del fratellino. L'importanza di questo caso era dovuta alla riuscita amplificazione delle CS ottenute dal cordone ombelicale, che pertanto sono state "moltiplicate". Il fatto che il fratellino fosse stato concepito in vitro era di per sé un fatto irrilevante per riuscita della tecnica, mentre è stato presentato come indispensabile.
4) Non è vero che per curare malattie genetiche con CS debba essere eseguita la fecondazione in vitro e la selezione embrionale su base genetica. Per continuare l'esempio precedente del gemellino di Pavia, si sarebbe potuto usare in teoria anche il cordone ombelicale di un fratellino concepito naturalmente, o di un altro neonato "donatore", purché compatibile.
5) Non è vero cha la ricerca sulle CS embrionali sia così promettente per la cura di molte malattie. Tanto è vero che negli USA, dove gli investitori privati sono particolarmente attratti dalle sperimentazioni di successo, non se ne trovano molti disposti a scommettere sulle CS embrionali. Per lo stesso motivo negli USA sono forti le pressioni da molte lobbies per il ripristino del finanziamento pubblico alla ricerca sugli embrioni.


In conclusione:

Ben vengano le cellule staminali!
Le CS adulte possono dare vita e salute già ora e ancor più in futuro, a patto che la ricerca su di esse venga potenziata
Le CS embrionali l'unica cosa che sicuramente danno è la morte agli embrioni
L’Espresso 26 agosto 2004

Da laico vi dico: è una barbarie.
Il maggior esperto di staminali del San Raffaele condanna la scelta inglese: inumana ma soprattutto inutile, dice. Perché si può fare ricerca senza embrioni.
Colloquio di Angelo Vescovi con Daniele Minerva.

“Ecco: ho davanti Dio”. Così Angelo Vescovi definisce una straordinaria coltura di cellule staminali a cui sta lavorando. “Possono generare tutto”. Lui è uno degli studiosi di cellule staminali più importanti del mondo, dirige l’Istituto messo in piedi al San Raffaele di Milano per queste ricerche e sta per partire con una sperimentazione sull’uomo di una terapia per due patologie degenerative del sistema nervoso. E’ uno scienziato duro, puro e patentato e si definisce agnostico. Taoista. Eppure…

Professor Vescovi, bella notizia dall’Inghilterra, via libera alla clonazione per scopi terapeutici.
“E’ un delirio”.
Come sarebbe a dire?
“Clonare esseri umani per poi distruggerli è un delirio”.
Ma un embrione di sette giorni è un essere umano?
“Per la biologia, sì. La vita nasce all’atto della formazione dello zigote, ovvero con la fecondazione. Da quel momento in poi c’è un essere umano. Ora, qui diciamo che è del tutto lecito creare esseri umani per poi distruggerli al fine di ricavarne cellule staminali che, chissà se e quando, hanno utilità terapeutica. Non solo: pretendiamo di spacciare questa roba per la massima espressione della scienza e della tecnologia. No, è proprio la ragione che con questa storia è stata sconfitta”.
La ragione è stata sconfitta?
“Angelo Vescovi, San Raffaele: garantisco che è una pura coincidenza. Io mi chiamo così ma sono del tutto agnostico. E la mia analisi non si basa su una logica religiosa. Eppure a me, scienziato illuminista, la ragione dice due cose: che gli embrioni sono esseri umani e che crearli per poi distruggerli è una sconfitta. Così è dal punto di vista di uno che non vuole farsi contaminare nel giudizio né dall’una né dall’altra ideologia: né dai dogmi cattolici né da quelli laici”.
Eppure il dilemma della liceità di procedere con la clonazione terapeutica e il lavoro sulle staminali sembra proprio per gli scienziati laici un nervo scoperto. Ogni volta che la politica e le confessioni pongono il veto, la scienza grida all’oscurantismo. E la vicenda inglese pare l’ennesima dimostrazione che i paesi anglosassoni hanno una sensibilità maggiore in questo senso.
“Obiettivo: la scienza è assoggettabile agli stessi limiti che si pone la società in cui essa vive. Altrimenti è barbarie”.
Eppure questi limiti vengono varcati continuamente perché gli scienziati, comunque, quando hanno un’idea, la perseguono.
“Sì, ma questo non vuol dire che sia lecito, né inevitabile. La discussione in materia di clonazione terapeutica riporta sempre allo stesso punto: l’embrione è o no un essere umano? La biologia non mi può dire che non lo è. Io so che la mia è una voce dissonante all’interno della comunità scientifica. E questo mi sta creando dei problemi”.
In un paese che vara una legge, la 40, dove è scritto chiaro e tondo che chi tocca un embrione per fini scientifici va in galera, non mi vorrà far credere che la boicottano perché dice che l’embrione è un essere umano?
“La legge sulla fecondazione artificiale non mi piace: è aberrante pensare di impiantare contro la volontà della donna feti malati. Ma voglio rispondere: parte della comunità scientifica e dei mass media è vittima dell’ideologia della laicità a tutti i costi. Questi pasdaran della “libertà di scienza” a prescindere da tutto, anche dalla valutazione che sia o no buona scienza, subdolamente mi scavano la fossa, suggerendo che sono un bigotto. Figurarsi: io lavoro da 14 anni sulle cellule staminali. E ripeto che creare embrioni per poi distruggerli dicendo che non ci sono alternative, e che questo curerà malattie terribili, è una sciocchezza”.
Parliamo delle alternative.
“No”.
Ma perché?
“Perché è la clonazione terapeutica ad essere un’alternativa. Un’alternativa remota a pratiche terapeutiche esistenti che utilizzano cellule staminali embrionali. Mi spiego: le terapie a base di cellule staminali tratte dal sangue sono nella pratica medica corrente, ovviamente di altissimo livello, che salva un paio di migliaio di pazienti l’anno. Poi, il trapianto di cornea: non si fa con le cellule staminali embrionali, ma con le cellule staminali dell’epidermide con cui si costruiscono cornee artificiali da trapiantare. Ancora, sempre con le cellule staminali dell’epidermide si fanno i trapianti di pelle salvavita per i grandi ustionati. Stiamo parlando di terapie in pratica clinica, non di fantascienza”.
D’accordo, ma chi pensa alla clonazione terapeutica pensa al diabete, come gli inglesi che hanno avuto il via libera e, soprattutto, alle malattie neurodegenerative: Parkinson, Alzheimer, Amiotrofica.
“Le neurodegenerative sono il cavallo di battaglia di chi propugna la clonazione: certo sono malattie terribili e senza cura, ma proprio per questo spaccano il cuore dell’opinione pubblica e la spingono a giustificare tutto. Bisogna però, da scienziati illuministi, chiedersi: quanto siamo vicini a una terapia per questi malanni se percorriamo la via della clonazione terapeutica? Non stiamo, invece, scartando vie più promettenti per aderire al dogma che clonare è segno di libertà scientifica? Bene, la scienza oggi mi dice che siamo lontanissimi da una terapia, per una serie di problemi tecnici forse insormontabili”.
Ma se non si comincia non si arriva mai.
“Ci potremmo arrivare minimo tra dieci anni, se va tutto bene”.
E’ una buona speranza.
“No. Perché c’è un’alternativa più vicina. Si possono utilizzare cellule staminali cerebrali per trapiantarle nel cervello dei malati e far ricrescere il tessuto intaccato dalla malattia. E queste sono cellule disponibili dal 1999. Sono quelle che utilizzeremo noi in una sperimentazione sull’uomo che inizierà entro il prossimo anno”.
Da dove vengono queste cellule?
“Da feti abortiti che non pongono problemi etici. Con la tecnica da noi sviluppata, ma che anche un gruppo americano ha in mano, con il cervello di un singolo feto si ottengono cellule sufficienti a trapiantare alcune decine di migliaia di pazienti. E lo si può fare da domani”.
Dunque, i feti abortiti sì. Dalla sua critica alla legge 40 deduco che anche i feti malati potrebbero non porre problemi etici. Cos’altro?
“Certamente gli embrioni congelati a migliaia, prodotti da migliaia di cicli di fecondazione assistita nel mondo e che vengono buttati via dopo un certo numeri di anni. Non mi piace, perché non mi piace, perché non mi piace che si siano prodotti embrioni senza limiti e senza sapere cosa farne poi: ma è un fatto che questi non diventeranno mai esseri umani e sono destinati a morire. Se tutti venissero concessi alla ricerca, questo metterebbe a disposizione dei ricercatori linee cellulari sufficienti per centinaia di anni. Ma c’è un’alternativa meravigliosa dietro l’angolo”.
Le toccherà svelarcela.
“Quello che nessuno dice mai è che le cellule staminali embrionali non sono il problema, perché esse, per conto loro, non sarebbero mai capaci di diventare una vita. Sono cellule potentissime, e basta. Il problema è che per ottenerle bisogna fare degli embrioni e poi disfarsene. Ma, se ci fosse un modo per ottenere le cellule senza dover creare e uccidere un embrione, il dilemma etico svanirebbe”.
Scusi, ma mi pare un’ovvietà.
“Non lo è: è un filone di ricerca molto promettente. Quello che ci porta a riavvolgere la macchina del tempo di una cellula adulta e riportarla allo stadio di staminale embrionale”.
Magia?
“No, Alan Trouson, direttore scientifico dell’istituto di ricerche sulla fertilità della Monash University, a Richmond Victoria in Australia, lo ha fatto. Ha trapiantato una cellula embrionale staminale nel nucleo di una cellula adulta e ha creato una linea cellulare”.
Sempre clonazione è.
“Ma non di un essere umano. Trouson ha clonato una staminale ottenendone milioni. Ma le staminali non sono altro che cellule: il problema etico è azzerato. Allora io chiedo: perché investire miliardi in un obbrobrio come la clonazione terapeutica quando ho alternative potenti come questa?”
Si risponda.
“Perché c’è una presa di posizione ideologica che non ha niente a che fare con la scienza e che ritiene che il progresso scientifico passi attraverso la clonazione per ottenere cellule staminali embrionali. E poi ci sono interessi economici mostruosi”.
Sono interessi maggiori di quelli che si potrebbero sviluppare attorno ai nuovi filoni?
“Ci sono di mezzo i brevetti. Le tecniche di clonazione ed estrazione delle staminali sono tutte coperte da brevetti. Che diventerebbero carta straccia se le alternative, come il processo ideato da Trouson, diventassero realtà terapeutica”.