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    DIMENSIONE RELIGIOSA DELL'EDUCAZIONE NELLA SCUOLA CATTOLICA Parte B

    2. Dimensione religiosa della cultura scolastica 
    51. La crescita del cristiano segue armonicamente il ritmo dello sviluppo scolastico. Col passare degli anni, nella scuola cattolica si impone, con esigenza crescente, il coordinamento tra cultura umana e fede.(36) In questa scuola, la cultura umana resta cultura umana, esposta con obiettività scientifica. Però l'insegnante e l'alunno credenti offrono e ricevono criticamente la cultura senza separarla dalla fede (37) Se ciò accadesse, sarebbe come un impoverimento spirituale. Il coordinamento tra universo culturale umano e universo religioso si produce nell'intelletto e nella coscienza del medesimo uomo-credente. I due universi non sono parallele incomunicabili. I punti d'incontro, da individuare nella persona umana, protagonista della cultura e soggetto della religione, quando si cercano, si trovano.(38) Trovarli non è di competenza esclusiva dell'insegnamento religioso. Ad esso è dedicato un tempo limitato. Gli altri insegnamenti dispongono di molte ore ogni giorno. Tutti gli insegnanti hanno il dovere di agire concordemente. Ognuno svolgerà il suo programma con competenza scientifica, ma al giusto momento saprà aiutare gli alunni a guardare oltre l'orizzonte limitato delle realtà umane. Nella scuola cattolica e, analogamente, in ogni scuola, Dio non può essere il Grande-Assente o un intruso male accolto. Il Creatore dell'universo non intralcia il lavoro di chi vuole conoscere quello stesso universo, che la fede illumina di significati nuovi. 
    52. La scuola cattolica secondaria riserverà attenta cura alle « sfide » che la cultura pone alla fede. Gli studenti saranno aiutati a raggiungere quella sintesi di fede e di cultura che è necessaria per la maturazione del credente. Ma questo deve essere anche aiutato a individuare e rifiutare criticamente i disvalori culturali, i quali attentano alla persona e perciò sono contrari al vangelo.(39) 
    Nessuno si illude che i problemi della religione e della fede possono trovare compiuta soluzione nella sola realtà scolastica. Si vuole tuttavia esprimere la convinzione che l'ambiente scolastico è la via privilegiata per affrontare in maniera adeguata i problemi sopra indicati. 
    La dichiarazione Gravissimum educationis, in sintonia con la Gaudium et spes,(40) indica come una delle caratteristiche della scuola cattolica l'interpretazione e l'ordinamento della cultura umana alla luce della fede.(41)
    53. L'ordinamento di tutta la cultura all'annuncio della salvezza, secondo le indicazioni del Concilio, non può certo significare che la scuola cattolica non debba rispettare l'autonomia e la metodologia proprie delle diverse discipline del sapere umano, e che essa potrebbe considerare le singole discipline come semplici ausiliarie della fede. Si vuole invece sottolineare che la giusta autonomia della cultura deve essere distinta da una visione autonomistica dell'uomo e del mondo, la quale neghi i valori spirituali o da essi prescinda. È indispensabile in questo campo avere presente che la fede, non identificandosi con alcuna cultura ed essendo indipendente rispetto a tutte le culture, è chiamata ad ispirare ogni cultura: «Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta».(42) 
    54. Programmi e riforme scolastici di numerosi Paesi riservano spazio crescente all'insegnamento scientifico e tecnologico. A questo insegnamento non può mancare la dimensione religiosa. Gli alunni verranno aiutati a comprendere che il mondo delle scienze della natura, e le relative tecnologie, appartengono all'universo creato da Dio. Tale comprensione accresce il gusto della ricerca. Dai corpi celesti lontanissimi e dalle energie cosmiche smisurate, fino alle infinitesimali particelle ed energie della materia, tutto porta in sé l'impronta della sapienza e potenza del Creatore. La meraviglia antica dell'uomo biblico di fronte all'universo(43) è valida per lo studente moderno; con la differenza che questo possiede conoscenze più vaste e profonde. Non c'è contrasto tra fede e vera scienza della natura, perché Dio è sorgente prima dell'una e dell'altra. 
    Lo studente che possiede l'una e l'altra nell'armonia nel suo spirito sarà meglio disposto, nelle future prestazioni professionali, ad impiegare scienza e tecnica al servizio dell'uomo, e al servizio di Dio. È come restituire a lui quello che ci ha donato.(44)
    55. La scuola cattolica deve impegnarsi a superare la frammentarietà e l'insufficienza dei programmi. Agli insegnanti di etnologia, biologia, psicologia, sociologia, filosofia si offre l'occasione per delineare una visione unitaria dell'uomo, bisognoso di redenzione, ed inserirvi la dimensione religiosa. Tutti gli alunni saranno aiutati a pensare l'uomo come essere vivente di natura fisica e spirituale, con anima immortale. I più grandi arriveranno ad un concetto più maturo di persona con tutto ciò che le compete: intelligenza, volontà, libertà, sentimenti, capacità operative e creative, diritti e doveri, rapporti sociali, missione nel mondo e nella storia. 
    56. Questa comprensione dell'uomo è caratterizzata dalla dimensione religiosa. L'uomo ha dignità e grandezza, sopra  ogni altra creatura, perché opera di Dio, elevato all'ordine soprannaturale come figlio di Dio, quindi con un'origine divina e un destino eterno, che trascende questo universo.(45) L'insegnante di religione trova la via preparata per la presentazione organica dell'antropologia cristiana. 
    57. Ogni popolo ha ereditato un patrimonio sapienziale. Molti si ispirano a concezioni filosofìco-religiose di millenaria vitalità. Il genio sistematico ellenico ed europeo ha religiosa generato nei secoli una moltitudine di dottrine, ma anche un sistema di verità, che è stato riconosciuto come filosofia perenne. La scuola cattolica fa propri i programmi vigenti, ma li accoglie nel quadro globale della prospettiva religiosa. Si possono indicare alcuni criteri: 
    Rispetto verso l'uomo che cerca la verità, ponendosi i grandi problemi dell'esistenza.(46) Fiducia nella sua capacità di raggiungerla, almeno in una certa misura; non fiducia sentimentale, ma religiosamente giustificata, in quanto Dio, che ha creato l'uomo «a sua immagine e somiglianza», non gli ha negato l'intelligenza per scoprire la verità necessaria ad orientare la vita.(47) Senso critico nel giudicare e scegliere tra vero e non vero.(48) Attenzione ad un quadro sistematico, come quello offerto dalla filosofia perenne, per collocarvi le giuste risposte umane alle questioni che riguardano l'uomo, il mondo, Dio.(49) Scambio vitale tra culture dei popoli e messaggio evangelico.(50) Pienezza di verità contenuta nello stesso messaggio evangelico, che accoglie, integra la saggezza dei popoli e li arricchisce con la rivelazione dei misteri divini, che solo Dio conosce e che, per amore, ha voluto trasmettere all'uomo.(51) Così, nell'intelligenza degli alunni, che dallo studio della filosofia sono abituati a pensare in profondità, la saggezza umana si incontra con la sapienza divina. 
    58. L'insegnante guida il lavoro degli alunni in modo da far scoprire la dimensione religiosa nell'universo della storia umana. In via preliminare, farà sentire il gusto della verità storica e quindi il dovere della critica di programmi e di testi, talvolta imposti da governi o manipolati secondo le ideologie degli autori. Poi condurrà gli alunni a concepire realisticamente la storia come il teatro delle grandezze e delle miserie dell'uomo.(52) Protagonista della storia è l'uomo che proietta nel mondo, ingigantiti, il bene e il male che porta in sé. La storia assume l'aspetto di una lotta tremenda fra queste due realtà.(53) Perciò la storia diventa oggetto di giudizio morale. Ma il giudizio deve restare sereno. 
    59. A questo fine, l'insegnante aiuta gli alunni a conquistare il senso dell'universalità della storia. Guardando le cose dall'alto, essi vedranno le conquiste della civiltà, del progresso economico, della libertà, della cooperazione tra i popoli. Tali conquiste rasserenano l'animo turbato dalle pagine oscure della storia. Non è ancora tutto. Nei giusti momenti, gli alunni verranno invitati a riflettere che la vicenda umana è attraversata dalla storia divina della salvezza universale. A questo punto la dimensione religiosa della storia comincerà ad apparire nella sua luminosa grandezza.(54) 
    60. L'estendersi dell'insegnamento scientifico e tecnico non deve emarginare quello umanistico: filosofia, storia, letteratura, arte. Ogni popolo, dalle lontane origini, ha elaborato e trasmesso il suo retaggio artistico e letterario. Riunendo queste ricchezze culturali, si ottiene il patrimonio dell'umanità. Così l'insegnante, mentre guida gli alunni al gusto estetico, li educa alla migliore conoscenza della grande famiglia umana. La via più semplice, per palesare la dimensione religiosa nel mondo artistico e letterario, consiste nel partire dalle sue concrete espressioni. In ogni popolo, l'arte e la letteratura hanno avuto rapporto con le credenze religiose. Il patrimonio artistico e letterario cristiano, a sua volta, è di tale vastità che costituisce una visibile testimonianza della fede lungo secoli e millenni. 
    61. In particolare, le opere letterarie e artistiche disegnano vicende di popoli, famiglie, persone. Scavano nel profondo del cuore umano, ponendo in rilievo luci e ombre, speranze e disperazione. La prospettiva cristiana supera la visione puramente umana, offrendo criteri più penetranti per capire le vicende dei popoli e i misteri dell'anima.(55) Inoltre un'adeguata formazione religiosa è alla base di numerose vocazioni cristiane di artisti e di critici d'arte. 
    Se poi la classe è matura, l'insegnante può condurre gli studenti ad una comprensione più profonda dell'opera d'arte, come forma sensibile che riflette la bellezza divina. Lo hanno insegnato Padri della Chiesa e maestri della filosofia cristiana nei loro interventi nel campo dell'estetica. Particolarmente S. Agostino e S. Tommaso: l'uno invita a trascendere l'intenzione dell'artista per cogliere nell'opera d'arte l'ordine eterno di Dio; l'altro contempla nell'opera d'arte la presenza del Verbo Divino.(56)
    62. La scuola cattolica, che è particolarmente attenta ai problemi educativi, è di grande importanza per la società e per la Chiesa. I programmi statali prevedono sovente corsi di pedagogia, psicologia, didattica, in forma storica e sistematica. In tempi recenti le scienze dell'educazione si sono suddivise in un grande numero di specializzazioni e correnti. Inoltre sono state invase da ideologie filosofiche e politiche. Gli alunni provano talvolta l'impressione di una confusa frammentarietà. Gli insegnanti delle scienze pedagogiche aiuteranno gli studenti a superare lo smarrimento e li guideranno a formarsi una sintesi critica. L'elaborazione di questa sintesi parte dalla premessa che ogni corrente pedagogica contiene cose vere ed utili. Occorre quindi conoscere, giudicare, scegliere.
    63. Gli alunni saranno aiutati a scoprire che al centro delle scienze dell'educazione sta sempre la persona con le sue energie fisiche e spirituali; con le sue capacità operative e creative; con la sua missione nella società; con la sua apertura religiosa. La persona è intimamente libera. Non appartiene allo Stato o ad altre aggregazioni umane. Tutta l'opera educativa è quindi al servizio della persona, per aiutarla a realizzare la sua formazione completa. 
    Sulla persona umana si innesta il modello cristiano, ispirato alla persona del Cristo. Questo modello, accogliendo i quadri dell'educazione umana, li arricchisce di doni, virtù, valori, vocazioni di ordine soprannaturale. Con esattezza scientifica si parla di educazione cristiana. La dichiarazione conciliare ne ha tracciato una lucida sintesi.(57) La buona conduzione dell'insegnamento pedagogico guida dunque gli alunni ad educare sé stessi umanamente e cristianamente. È la migliore preparazione a divenire educatori di altri. 
    64. Il lavoro interdisciplinare introdotto nelle scuole cattoliche ottiene positivi risultati. Infatti, nel processo didattico si presentano temi e problemi che superano i limiti di singole discipline. Qui ïnteressano i temi religiosi, che vengono facilmente posti in evidenza quando si tratta dell'uomo, della famiglia, della società, della storia. Gli insegnanti delle varie materie saranno preparati e disponibili a dare le giuste risposte. 
    65. L'insegnante di religione non è posto fuori gioco. Egli ha la missione di offrire un insegnamento sistematico; ma, nei limiti delle possibilità concrete, può essere invitato in altre classi a chiarire questioni di sua competenza; oppure egli stesso, su certi punti del suo insegnamento, vorrà invitare altri colleghi particolarmente esperti. In ogni caso, gli alunni riceveranno buone impressioni dalla fraterna cooperazione dei vari insegnanti intesa al solo scopo di aiutarli a crescere nelle conoscenze e nelle convinzioni. 


    PARTE QUARTA 


    INSEGNAMENTO RELIGIOSO SCOLASTICO 
    E DIMENSIONE RELIGIOSA DELL'EDUCAZIONE 

    1. Identità dell'insegnamento religioso scolastico 
    66. La Chiesa ha la missione di evangelizzare, per trasformare nell'intimo e per rinnovare l'umanità.(58) 
    Tra le vie di evangelizzazione, i giovani incontrano quella della scuola.(59) Conviene riflettere sulle affermazioni del magistero: «A fianco della famiglia e in collegamento con essa, la scuola offre alla catechesi possibilità non trascurabili ... Ciò si riferisce innanzi tutto - com'è evidente - alla scuola cattolica: meriterebbe questa ancora un tale nome se, pur brillando per un livello d'insegnamento assai elevato nelle materie profane, le si potesse rimproverare, con fondati motivi, una negligenza o una deviazione nell'impartire l'educazione propriamente religiosa? Né si dica che questa sarebbe sempre data implicitamente, o in maniera indiretta! Il carattere proprio e la ragione profonda della scuola cattolica, per cui appunto i genitori cattolici dovrebbero preferirla, consistono precisamente nella qualità dell'insegnamento religioso integrato nell'educazione degli alunni ».(60)
    67. Possono alle volte affiorare incertezze, divergenze ed anche disagi a livello di impostazione teorica generale, e quindi di concreta azione operativa, circa le esigenze dell'insegnamento della religione nella scuola cattolica. Per un aspetto, la scuola cattolica è una «struttura civile», con mete, metodi e caratteristiche comuni ad ogni altra istituzione scolastica. Per altro aspetto, si presenta anche come «comunità cristiana», avendo alla base un progetto educativo con la radice nel Cristo e nel suo vangelo. 
    L'armonizzazione di questi due aspetti non è sempre facile e richiede una costante attenzione, perché non si verifichi un'antinomia a scapito della seria impostazione della cultura e della forte testimonianza del vangelo. 
    68. C'è un nesso inscindibile e, insieme, una chiara distinzione tra l'insegnamento della religione e la catechesi,(61) che è la traduzione del messaggio evangelico, una tappa della evangelizzazione. Il nesso si giustifica perché la scuola si mantenga a livello di scuola, tendente ad una cultura integrale e integrabile col messaggio cristiano. La distinzione è fondata sul fatto che la catechesi, a diversità dell'insegnamento religioso scolastico, presuppone prima di tutto l'accettazione vitale del messaggio cristiano come realtà salvifica. Il luogo specifico inoltre della catechesi è una comunità che vive la fede in uno spazio più vasto e per un periodo più lungo di quello scolastico, cioè per tutta la vita. 
    69. Di fronte al messaggio cristiano la catechesi mira a promuovere la maturazione spirituale, liturgica, sacramentale, apostolica, che si realizza soprattutto nella comunità ecclesiale locale. La scuola invece, prendendo in considerazione gli stessi elementi del messaggio cristiano, mira a far conoscere ciò che di fatto costituisce l'identità del cristianesimo e ciò che i cristiani coerentemente si sforzano di realizzare nella loro vita. È da notare però che anche un insegnamento religioso rivolto ad alunni credenti non può che contribuire a rafforzarne la fede, come l'esperienza religiosa della catechesi rafforza la conoscenza del messaggio cristiano. 
    Detto insegnamento ha cura altresì di sottolineare l'aspetto di razionalità, che contraddistingue e motiva la scelta cristiana del credente e prima ancora l'esperienza religiosa dell'uomo in quanto tale.
    La distinzione tra l'insegnamento della religione e la catechesi non esclude che la scuola cattolica, come tale, possa e debba offrire il suo apporto specifico alla catechesi. Col suo progetto di formazione globalmente orientato in senso cristiano, tutta la scuola si inserisce nella funzione evangelizzatrice della Chiesa, favorendo e promovendo una educazione alla fede. 
    70. Il magistero recente ha insistito su un aspetto essenziale: «Il principio di fondo, che deve guidare l'impegno in questo delicato settore della pastorale, è quello della distinzione e insieme della complementarietà tra l'insegna mento della religione e la catechesi. Nelle scuole, infatti, si opera per la formazione integrale dell'alunno. L'insegnamento della religione dovrà, pertanto, caratterizzarsi in riferimento agli obiettivi e ai criteri propri di una struttura scolastica moderna».(62) Toccherà ai responsabili tener conto di queste direttive del magistero e rispettare le caratteristiche distintive dell'insegnamento religioso scolastico. Esso, ad esempio, occupa un posto dignitoso in classe, tra gli altri insegnamenti; si svolge secondo un programma proprio, approvato dall'autorità competente, ricerca utili rapporti interdisciplinari con le altre materie, in modo da operare un coordinamento tra sapere umano e conoscenza religiosa; insieme agli altri insegnamenti tende alla promozione culturale degli alunni; si avvale dei migliori metodi didattici in atto nella scuola d'oggi; in alcuni Paesi, ha il diritto di esprimere valutazioni di profitto, con valore legale pari a quelle espresse in altre materie. 
    L'insegnamento religioso scolastico trova doverosa integrazione nella catechesi offerta dalla parrocchia, dalla famiglia, dalle associazioni giovanili. 
    2. Alcuni presupposti all'insegnamento religioso scolastico 
    71. Non c'è da stupirsi se i giovani portano in classe ciò che sentono e vedono nei modelli di pensiero e di vita della gente. Portano impressioni ricevute dalla «civiltà delle comunicazioni». Alcuni, forse, dimostrano indifferenza e insensibilità. I programmi scolastici non entrano in questi aspetti, che sono però ben presenti all'insegnante. Egli, quindi, da esperto accoglie gli alunni con simpatia e carità. Li accetta come sono. Spiega che dubbio e indifferenza sono fenomeni comuni e comprensibili. Poi li invita amichevolmente a cercare e a scoprire insieme il messaggio evangelico, fonte di gioia e serenità.
    A preparare il terreno(63) gioveranno la personalità e il prestigio dell'insegnante. Si aggiunga la sua vita interiore e la preghiera per coloro che gli sono stati affidati.(64)
    72. Un modo efficace per sintonizzarsi con gli alunni è parlare con loro e lasciarli parlare. Nell'atmosfera di confidenza e cordialità potrà affiorare un certo numero di questioni, diverse secondo i luoghi e le età, ma con tendenza a divenire sempre più universali e precoci.(65) Sono, per i giovani, questioni serie, che intralciano un sereno studio della fede. L'insegnante risponderà con pazienza ed umiltà, senza dichiarazioni perentorie, che rischiano di essere contraddette. 
    Inviterà in classe esperti di storia e di scienze moderne. Metterà al servizio dei giovani la sua preparazione culturale. Si ispirerà alle numerose e meditate risposte che il Vaticano II ha dato a questo genere di questioni. Questa paziente opera di chiarimento dovrebbe avvenire, in teoria, all'inizio di ogni anno, anche perché durante le vacanze gli alunni hanno avuto occasione di sperimentare nuove difficoltà. L'esperienza suggerisce di intervenire in ogni occasione opportuna. 
    73. Non è facile fare una presentazione aggiornata della fede cristiana come programma di insegnamento religioso per le scuole cattoliche. 
    La Seconda Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi del 1985 ha suggerito la compilazione di un catechismo per tutta la Chiesa. Il Santo Padre ne ha subito affidato il lavoro preparatorio ad un'apposita commissione. Occorrerà poi provvedere alle opportune applicazioni concrete, per rispondere ai programmi stabiliti dall'autorità competente e alle situazioni legate alle circostanze di tempo e di luogo. 
    In attesa della realizzazione del mandato ricevuto dal Sinodo sulla sintesi della dottrina cristiana, viene dunque ora presentato, come esempio, uno schema collaudato dall'esperienza, la cui redazione propone contenuti completi e fedeli al messaggio evangelico, in forma organica e con un ritmo metodologico ancorato ai detti e ai fatti del Signore. 
    3. Lineamenti per una presentazione organica dell'avvenimento e del messaggio cristiano 
    74. L'insegnante, seguendo le indicazioni del Vaticano II, riassume ed espone con linguaggio attuale la cristologia. Secondo il livello della scuola, egli premette le necessarie nozioni sulla sacra Scrittura, particolarmente sui vangeli, sulla divina rivelazione, sulla Tradizione viva nella Chiesa.(66) Su queste basi, egli guida una ricerca sul Signore Gesù. La sua persona, il suo messaggio, le sue opere, il fatto storico della risurrezione permettono di risalire al mistero della sua divinità: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente » .(67) La maturità degli alunni consente di estendere la riflessione su Gesù Salvatore, Sacerdote, Maestro dell'umanità, Signore dell'universo. Accanto a lui comincia a profilarsi l'immagine di Maria, la sua Madre SS., collaboratrice nella sua missione.(68)
    Questa scoperta ha valore educativo essenziale. La persona del Signore rivive davanti agli alunni. Essi rivedono gli esempi della sua vita, riascoltano le sue parole, risentono rivolto a loro l'invito: «Venite a me, voi tutti ...».(69) Trova così fondamento la fede in lui e la sequela di lui, che ognuno coltiverà secondo la misura della buona volontà e della collaborazione alla grazia. 
    75. L'insegnante dispone di una via sicura, per avvicinare i giovani al mistero rivelato di Dio, per quanto è umanamente possibile.(70) La via è quella indicata dal Salvatore: «Chi ha visto me, ha visto il Padre».(71) Nella sua persona e nel suo messaggio risplende l'immagine di Dio. Si esamina ciò che egli ha detto del Padre e ha fatto nel nome del Padre. Dal Signore Gesù si risale dunque al mistero di Dio Padre, che ha creato l'universo e ha inviato il Figlio nel mondo per la salvezza dell'umanità.(72) Dal Cristo si risale al mistero dello Spirito Santo, inviato nel mondo per portare a compimento la sua stessa missione.(73) Ci si avvicina così al mistero supremo della divina Trinità, in sé stessa e operante nel mondo. Quel mistero che la Chiesa venera e proclama ripetendo il «Credo», con le parole delle prime comunità cristiane. 
    Il valore educativo di questa ricerca è grande. Sul suo buon esito si fondano le virtù della fede e della religione cristiana, che hanno per oggetto Dio: Padre, Figlio, Spirito Santo, conosciuto, amato, servito in questa vita, nell'attesa dell'incontro eterno. 
    76. Gli alunni conoscono molte cose sull'uomo secondo la scienza. Ma la scienza tace di fronte al mistero. L'insegnante guida gli alunni a scoprire l'enigma dell'uomo, come Paolo aveva guidato gli ateniesi a scoprire il «Dio ignoto». Il testo giovanneo, già citato,(74) stabilisce il contatto tra Dio e l'uomo, avvenuto nella storia, per mezzo del Cristo. Un contatto che parte dall'amore del Padre e si esprime nell'amore di Gesù Cristo fino al sacrificio estremo: «Nessuno ha amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici».(75) Gli alunni vedranno sfilare attorno a lui una folla di persone di ogni genere, come una sintesi dell'umanità. Cominceranno a chiedersi perché egli ama tutti, chiama tutti, dà la vita per tutti. Saranno portati a concludere che l'uomo è creatura privilegiata davanti a Dio, se è stata trattata da lui con così grande amore. Si delinea in tal modo la storia dell'uomo, preso nel mistero della storia divina della salvezza: a partire dalle origini, attraverso la prima colpa, la vocazione dell'antico popolo di Dio, l'attesa e la venuta di Gesù Salvatore, fino al nuovo popolo di Dio, pellegrinante sulla terra verso la patria eterna.(76) 
    Il valore educativo dell'antropologia cristiana, nel quadro della storia della salvezza, è evidente. Gli alunni scoprono il valore della persona, oggetto dell'amore divino, con una missione terrena ed un destino immortale. Quindi, le virtù di rispetto e di carità verso di sé, verso gli altri, verso tutti. Infine l'accettazione della vita e della propria vocazione, da indirizzare secondo la volontà di Dio. 
    77. La storia della salvezza continua nella Chiesa, realtà storica visibile, che gli alunni hanno sotto gli occhi. L'insegnante li stimola a riscoprire le sue origini. Nei Vangeli, negli Atti, nelle Lettere degli Apostoli, la Chiesa si vede sorgere, crescere ed attuarsi nel mondo. Dalle sue origini, dalla mirabile diffusione, dalla sua fedeltà al messaggio evangelico, si fa il passaggio verso il mistero della Chiesa. L'insegnante guida gli alunni a scoprire la Chiesa come popolo di Dio, composta di donne e uomini quali siamo noi, che porta la salvezza a tutta l'umanità. Chiesa guidata da Gesù, Pastore eterno; guidata dal suo Spirito, che la sostiene e sempre la rinnova; guidata visibilmente dai pastori stabiliti da lui: il Sommo Pontefice e i vescovi aiutati dai presbiteri e diaconi, collaboratori nel sacerdozio e nel ministero. Chiesa operante nel mondo per mezzo nostro, chiamata da Dio ad essere santa in tutti i suoi membri. È il mistero della Chiesa Una Santa Cattolica Apostolica, che celebriamo nel «Credo».(77)
    Il valore educativo dell'ecclesiologia è inestimabile. Nella Chiesa si realizza l'ideale della famiglia umana universale. Il giovane prende coscienza della sua appartenenza alla Chiesa, che impara a conoscere e amare con affetto filiale, con tutte le conseguenze che ne derivano per la vita, l'apostolato, la visione cristiana del mondo. 
    78. Molti ragazzi, crescendo, si allontanano dai sacramenti. Segno che non li hanno capiti. Forse li ritengono pratiche devozionali infantili, usanze popolari accompagnate da feste profane. L'insegnante conosce la pericolosità del fenomeno. Egli quindi guida gli alunni a scoprire il valore dell'itinerario sacramentale, che il credente percorre dall'inizio al termine della vita. Itinerario che si compie nella Chiesa, quindi sempre più comprensibile a mano a mano che l'alunno prende coscienza della sua appartenenza alla Chiesa. Il punto fondamentale che gli alunni devono capire è questo: Gesù Cristo è sempre presente nei sacramenti voluti da lui.(78) E la sua presenza li rende mezzi efficaci di grazia. Il momento più alto dell'incontro con il Signore Gesù si ha nell'Eucaristia, che è insieme sacrificio e sacramento. Nell'Eucaristia si uniscono due atti supremi di amore: il Signore che rinnova il suo sacrificio di salvezza per noi e che si dona realmente a noi. 
    79. La comprensione dell'itinerario sacramentale può avere profonde ripercussioni di carattere educativo. L'alunno diventa consapevole che la sua appartenenza alla Chiesa è dinamica. Essa corrisponde all'esigenza di crescita dell'essere umano. Quando il Signore incontra uno di noi nei sacramenti, non lascia le cose come prima. Mediante lo Spirito, ci fa crescere nella Chiesa, offrendoci «grazia su grazia».(79) Chiede soltanto la nostra collaborazione. Le conseguenze educative toccano i rapporti con Dio, la testimonianza cristiana, la scelta della vocazione personale.(80)
    80. I giovani d'oggi, assaliti da molte distrazioni, non si trovano nelle condizioni migliori per pensare alle ultime realtà. L'insegnante dispone di una via efficace per avvicinarli anche a questi misteri di fede. Il Signore ce li propone col suo stile inimitabile. Nel racconto di Lazzaro, egli si presenta come «risurrezione e vita».(81) Nella parabola del «ricco epulone», fa intendere che un giudizio particolare avverrà per ognuno di noi.(82) Nel dramma impressionante del giudizio finale, egli segna il destino eterno, che ogni uomo ha meritato con le sue opere.(83) Il bene e il male fatto ad ogni essere umano risulterà fatto a lui.(84) 
    81. Poi sulla linea dei «simboli» della fede, l'insegnante guida gli alunni a sapere che nel Regno eterno si trovano già coloro che hanno creduto in lui e vissuto per lui. La Chiesa li chiama «santi» anche se non tutti sono venerati con quel nome. Prima fra tutti Maria, madre di Gesù, vivente nella sua persona glorificata accanto al Figlio. Coloro che hanno raggiunto il traguardo non sono separati da noi. Essi, con noi, formano l'unica Chiesa, popolo di Dio, tutti uniti nella «comunione dei santi». Le persone care, che ci hanno lasciati, vivono e sono in comunione con noi.(85) 
    Queste verità di fede offrono un contributo eccezionale alla maturazione umana e cristiana. Senso della dignità della persona, destinata all'immortalità. Speranza cristiana rasserenante nelle difficoltà della vita. Responsabilità personale in ogni cosa, perché si dovrà rendere conto a Dio. 
    4. Lineamenti per una presentazione organica della vita cristiana 
    82. Dato che ogni verità di fede è generatrice di educazione e di vita, è giusto che gli alunni siano subito guidati a scoprire questi collegamenti. Ma è pure necessario che la presentazione dell'etica cristiana assuma una forma sistematica. A tale fine, si formulano qui alcuni esempi. 
    Per meglio introdurre il collegamento tra fede e vita, nel campo dell'etica religiosa, sarà utile una riflessione sulle prime comunità cristiane. In esse, l'annuncio evangelico si accompagnava con la preghiera e le celebrazioni sacramentali.(86) Ciò ha un valore permanente. Gli alunni arriveranno a comprendere che cos'è la virtù di fede: adesione piena, libera, personale, affettuosa, aiutata dalla grazia, a Dio che si rivela mediante il Figlio. 
    Questa adesione, a sua volta, non è automatica. Essa è dono di Dio. Bisogna chiederlo, e attendere. Si dia all'alunno il tempo di crescere. 
    83. La vita di fede si esprime in atti di religione. L'insegnante aiuta gli alunni ad aprirsi confidenzialmente con il Padre, con il Figlio, con lo Spirito Santo. Ciò avviene con la preghiera privata e la preghiera liturgica, la quale non è uno dei vari modi di pregare: è la preghiera ufficiale della Chiesa, che rende attuale il mistero del Cristo in noi. Specialmente mediante il sacrificio e il sacramento eucaristico, e mediante il sacramento della riconciliazione. Si opera così in modo che l'esperienza religiosa non sia sentita come imposizione esterna, ma come libera e affettuosa risposta a Dio, che ci ha amati per primo.(87) Le virtù di fede e di religione, così fondate e così coltivate, sono messe in condizione di crescere durante la giovinezza e oltre. 
    84. L'uomo è sempre presente nelle verità della fede: creato a «immagine e somiglianza» di Dio; elevato da Dio a dignità di figlio; infedele a Dio nella colpa di origine, ma redento dal Cristo; dimora dello Spirito Santo; membro della Chiesa; destinato a vita immortale. 
    Gli alunni potranno rilevare che gli uomini sono lontani da quell'ideale. L'insegnante ascolta le testimonianze di pessimismo e osserva che si trovano anche nel vangelo.(88) Poi cerca di convincere gli alunni che è meglio conoscere il quadro positivo dell'etica personale cristiana, piuttosto che perdersi nell'analisi delle miserie umane. In pratica: rispettare la propria persona e quella degli altri. Coltivare l'intelligenza e le altre doti spirituali, specialmente nel lavoro scolastico. Curare il proprio corpo e la salute, anche mediante l'attività fisica e sportiva. Custodire l'integrità sessuale con la virtù della castità, perché anche le energie sessuali sono dono di Dio, che contribuiscono alla perfezione della persona ed hanno funzione provvidenziale per la vita della società e della Chiesa.(89) Così, gradualmente, l'insegnante guida gli alunni a concepire e ad attuare il loro progetto di educazione integrale. 
    85. L'amore cristiano non è sentimentalismo e non si riduce a senso umanitario. È invece realtà nuova, che appartiene al mondo della fede. L'insegnante ricorda che il disegno divino di salvezza universale è dominato dall'amore di Dio. Il Signore Gesù è venuto fra noi per manifestare l'amore del Padre. Il suo sacrificio estremo è testimonianza di amore per i suoi amici. Nel quadro della fede si colloca la legge nuova del Signore: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi»(90) In questo «come» sta il modello e la misura del nuovo amore cristiano.
    86. Gli alunni presenteranno le solite difficoltà: violenze nel mondo, odio razziale, delitti quotidiani, egoismo di giovani e adulti, che cercano unicamente il proprio interesse. L'insegnante accetta la discussione, ma sottolinea che la legge cristiana è nuova, anche nell'opporsi ad ogni malvagità ed egoismo. È legge rivoluzionaria. La nuova etica cristiana dell'amore deve essere capita ed attuata. 
    87. Quindi, nel piccolo mondo della famiglia e della scuola: affetto, rispetto, obbedienza, gratitudine, gentilezza, bontà, aiuto, servizio, esempio. Eliminazione dei sentimenti di egoismo, ribellione, antipatia, invidia, odio, vendetta. Nel grande mondo della Chiesa: amore per tutti, senza esclusione alcuna per ragioni di fede, nazione, razza; preghiera per tutti, affinché conoscano il Signore; collaborazione nell'apostolato e nelle iniziative per alleviare sofferenze umane; preferenza per i meno fortunati, i malati, i poveri, gli handicappati, gli abbandonati. Col crescere della carità ecclesiale, alcuni giovani scelgono di mettersi al servizio della Chiesa, seguendo la vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata. 
    Nel tempo di preparazione alla propria famiglia: rifiutare ogni profanazione dell'amore; scoprire la novità e profondità dell'amore cristiano tra uomo e donna, il rispetto vicendevole e il pudore con cui si manifesta, la tenerezza sincera con cui si conserva. Così si vive l'esperienza giovanile di amore, a partire dalle prime amicizie, attraverso il fidanzamento, fino a quando l'amore verrà consacrato nel sacramento del matrimonio per tutta la vita. 
    88. Il fondamento dell'etica sociale cristiana sta sempre nella fede. L'etica sociale cristiana possiede la forza di illuminare anche le discipline che hanno rapporto con essa, come diritto, economia, politica, e che entrano nel campo delle ricerche ed esperienze umane.(91) È un settore aperto ad interessanti ricerche interdisciplinari. Ma qui importa affermare il principio che Dio ha posto il mondo al servizio dell'uomo.(92) Se nei rapporti sociali esiste violenza e ingiustizia, ciò deriva dall'uomo, che non segue la volontà di Dio. È la diagnosi fatta dal Signore.(93) Ma egli, offrendo la salvezza all'uomo, salva anche le opere dell'uomo. Da un cuore rinnovato sorge un mondo rinnovato. Amore, giustizia, libertà, pace sono la parola d'ordine cristiana della nuova umanità.(94)  
    89. Su queste basi, l'insegnante guida gli alunni a conoscere gli elementi dell'etica sociale cristiana. Persona umana: centro dinamico dell'ordine sociale. Giustizia: riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto. Onestà: condizione di ogni rapporto umano. Libertà: diritto primario della persona e della società. Pace mondiale: tranquillità nell'ordine e nella giustizia, a cui tutti gli uomini, figli di Dio, hanno diritto. Benessere nazionale e internazionale: i beni della terra, dono di Dio, non sono privilegio di alcuni popoli o persone, a svantaggio di altre. Miseria e fame gravano sulla coscienza dell'umanità e gridano giustizia davanti a Dio. 
    90. È un insegnamento di vasti orizzonti. Gli alunni si arricchiscono di questi principi e valori, che renderanno afficace la loro opera al servizio della società. La Chiesa è con loro e li illumina con il suo magistero sociale, che attende di essere attuato da credenti forti e generosi.(95) 
    91. I lineamenti, ora esposti, potrebbero lasciar.e una impressione di ottimismo eccessivo. È giusto, pedagogicamente, che l'avvenimento e il messaggio cristiano siano esposti come «lieto annuncio».(96) Tuttavia, il realismo della , rivelazione, della storia e dell'esperienza quotidiana esigono che gli alunni prendano lucidamente coscienza del male che opera nel mondo e nell'uomo. Il Signore ha parlato di «impero delle tenebre».(97) Lontani da Dio, ribelli al messaggio evangelico, gli uomini continuano ad avvelenare il mondo con guerre, violenze, ingiustizie, delitti. 
    92. L'insegnante invita gli alunni ad esaminare la propria coscienza. Chi può dirsi veramente senza colpa?(98) Così essi acquistano il senso del peccato: quello grande dell'umanità e quello personale, che ciascuno scopre in sé stesso. Peccato che è allontanamento da Dio, rifiuto del messaggio del Cristo, trasgressione della sua legge di amore, tradimento della coscienza, abuso del dono della libertà, offesa ad altri figli di Dio, ferita alla Chiesa, di cui siamo membri. 
    93. Ma non tutto è perduto. L'insegnante apre agli alunni una visione più serena della realtà, alla luce della fede. A livello universale, il messaggio evangelico continua a «morire», come «seme», nei solchi del mondo, per fiorire e fruttificare nelle giuste stagioni.(99) A livello personale, il Signore ci attende nel sacramento della riconciliazione; non semplice pratica devozionale, ma incontro personale con lui, mediante il suo ministro. Poi si riprende il cammino con forza e gioia nuova. 
    94. Nel complesso, questo insegnamento invita gli alunni a concepire il cristianesimo con mentalità nuova e matura. Infatti, il Signore li invita ad una lotta senza fine: resistenza alle sfide del male, coraggio nel dominarle, col suo aiuto. Un cristianesimo vivo e forte, sul piano della storia e dell'intimità di ciascuno.(100)
    Il cristiano è invitato innanzi tutto e principalmente a operare per la liberazione dalla schiavitù radicale del peccato e, di conseguenza, per la liberazione dalle molteplici schiavitù di ordine culturale, economico, sociale e politico, che in definitiva derivano tutte dal peccato e costituiscono altrettanti ostacoli che impediscono agli uomini di vivere in conformità della loro dignità.(101)
    95. Il tema della perfezione entra nella presentazione organica dell'avvenimento e del messaggio cristiano. Tacere, non sarebbe leale verso il Signore che ha proposto una perfezione senza limiti;(102) verso la Chiesa, che invita tutti alla perfezione; (103) verso i giovani, che hanno diritto di sapere ciò che il Signore e la Chiesa si attendono da loro. L'insegnante, quindi, ricorda agli alunni credenti che essi, nel battesimo, sono stati inseriti nella Chiesa. 
    Di conseguenza sono chiamati alla perfezione cristiana, dono di Gesù mediante lo Spirito, con cui devono collaborare; perfezione che si deve rendere visibile nella storia con una proiezione missionaria nel presente e nel futuro. 
    Superata la paura di dovere far troppo, gli alunni apprendono che la perfezione è a portata di mano. Semplicemente, devono vivere bene la loro vita di studenti.(104) Compiere il meglio possibile i doveri di studio, lavoro, apostolato. Fare esperienza di virtù cristiane, già conosciute in teoria. Specialmente della carità; viverle in classe, in famiglia, tra amici. Sopportare con coraggio le difficoltà. Aiutare chi ha bisogno. Dare buon esempio. Parlare con il Signore Gesù nella preghiera. Riceverlo nell'Eucaristia. Cercare nel suo messaggio e nel suo esempio l'ispirazione per la vita quotidiana. Gli alunni non diranno che è un progetto impossibile. 
    L'ideale sarebbe se ognuno, per acquisire un'educazione alla interiorità, si avvalesse della direzione spirituale. Questa infatti incanala e porta a perfezione l'insegnamento religioso della scuola e, nello stesso tempo, ne integra e completa l'ambiente specifico. 
    5. L'insegnante di religione 
    96. I frutti dell'insegnamento organico della fede e dell'etica cristiana dipendono in gran parte dall'insegnante di religione: da quello che egli è e da quello che fa. Egli è persona-chiave, agente essenziale nella realizzazione del progetto educativo. L'incidenza del suo insegnamento è però collegata con la sua testimonianza di vita, che attua efficacemente agli occhi degli alunni lo stesso insegnamento. Si attende quindi che egli sia persona ricca di doni di natura e di grazia; capace di testimoniarli nella vita; preparata adeguatamente per il suo insegnamento; dotata di ampia base culturale e professionale, pedagogica e didattica, aperta al dialogo. 
    In particolare, gli alunni percepiscono innanzi tutto nell'insegnante le sue qualità umane. Maestro di fede, deve essere, sul modello del Cristo, anche maestro di umanità. Non solo cultura, ma affetto, tatto, comprensione, serenità di spirito, equilibrio nei giudizi, pazienza nell'ascolto, calma nelle risposte, disponibilità al colloquio personale. L'insegnante, che possiede una limpida visione dell'universo cristiano e vive conseguentemente ad essa, riesce a portare gli alunni alla stessa chiara visione e li spinge all'azione coerente. 
    97. Anche in questo settore dell'insegnamento, l'improvvisazione è dannosa. Occorre fare il possibile perché la scuola cattolica abbia insegnanti idonei alla loro missione. La formazione degli stessi è una delle esigenze intrinseche più importanti, universalmente richiesta con insistenza. In particolare, l'inserimento crescente dei laici nella scuola cattolica obbliga a procurare loro quella specifica conoscenza sperimentale del mistero del Cristo e della Chiesa che i sacerdoti e i consacrati acquistano nel curricolo formativo. Bisogna inoltre guardare al domani, favorendo la creazione di centri per la formazione degli insegnanti. È un «investimento» che renderà buoni frutti. Da parte loro, università e facoltà ecclesiastiche dedicheranno ogni cura per attivare corsi di specifica preparazione, affinché i futuri insegnanti possano svolgere la loro opera con la competenza e l'efficacia che essa richiede.(105) 


     

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