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    Dio cammina con l'uomo
     

    DIO CAMMINA CON GLI UOMINI

    dal Sito: http://www.preghiereagesuemaria.it


    NON SO SE CREDI

    o se sei soltanto un indifferente. In entrambi i casi certamente ciò avviene perché non sei informato o perché sei male informato.

    Forse getti uno scatolo prima di aprirlo e di vederne il contenuto? Perché getti Dio ed il suo Cristo senza sapere se ci sono e chi sono? Eppure sono infinitamente piú preziosi di un qualunque tesoro. Tu ti credi già informato. Mi permetto di dubitarne.

    Se hai bisogno di un contabile, vai forse da un manovale? Se hai bisogno di un dentista, vai forse da un fabbro?

    Se hai bisogno di un medico, vai forse da un ragioniere? Anzi, se il medico non ti guarisce, vai da uno specialista.

    Non dovresti fare altrettanto andando da una persona specializzata per conoscere un po' Dio, il suo Cristo ed il Corpo Mistico di lui?

    Questo libro ti potrà dare le prime giuste informazioni. Se non risponde ai tuoi problemi, va da uno specialista della religione cattolica, quale è ge­neralmente un prete dotto e pio.

    E, se questo non fai, non fai male a nessuno, ma soltanto a te: sprechi la tua vita. Ti accorgerai troppo tardi della felicità alla quale hai rinunziato. Dopo tutto, dice Pascal, non c'è per l'uomo che un dilemma: o la fede che spiega tutto e dà una speranza o l'incredulità che non spiega niente e toglie ogni speranza.

    Solo la fede ti può spiegare i fatti esposti in questo libro e accendere nel tuo cuore la speranza di raggiungere quello che ogni uomo desidera: poter sempre vivere, restare sempre giovane, poter sempre godere l'antico sogno di Faust il sogno di ogni cuore umano, sogno che resterà solo un sogno, quando l'uomo non accoglie l'Unico che glielo può realizzare.

     

    CAP. I - IL VOLTO DI DIO

    1. Il Dio in cui non credo

    È il Dio-nulla degli atei, che senza esistere produce l'universo; senza essere vita crea la vita; senza avere l'intelligenza produce l'intelligenza. È il Dio-materia cieca e stupida dei marxisti, capace di organizzare le galassie e questa terra meravigliosa, di programmare l'esistenza di tutti i viventi e di fare spuntare dal non essere l'essere, dalla non vita la vita, dalla non intelligenza l'intelligenza; siamo all'assurdo di un programma senza programmatore.

    È il Dio-tutto dei panteisti, confuso con la materia, che fa brillare per un momento il pensiero dell'uomo per riassorbirlo e farlo scomparire con la morte.

    È il Dio-statua dei pagani, insensibile alle necessità degli uomini, inca­pace di vedere, di ascoltare, di commuoversi, di intervenire, di apprezzare gli sforzi e i sacrifici degli uomini, di rallegrarsi; uno di quegli dei pagani di cui dice la Bibbia: « Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non ve­dono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Con le loro mani non palpano, con i loro piedi non camminano, non danno suono con la loro gola » (Ps. 115, 5-17).

    È il Dio-uomo dei greco-romani, fatto con gli stessi istinti, con le stesse debolezze, con le stesse passioni, con la stessa maniera di ragionare degli uomini.

    È il Dio-fato, inferiore alle leggi da lui stesso create, che non può piú modificare quanto ha fatto, perché non è libero, ma schiavo di se stesso. È il Dio-architetto dei liberali e dei massoni, disinteressato delle vicen­de di questi piccoli uomini, perché occupato a guidare le stelle.

    È il Dio-tabú dei feticisti, che dà ordini capricciosi per esercitare la sua potestà; castiga e uccide chi osa toccarlo o anche solo avvicinarglisi. È il Dio-moloch dei cananei e degli altri popoli medio-orientali che co­mandava agli uomini di sacrificargli i loro nemici, gli schiavi e perfino i loro figli.

    È il Dio menefreghista dei pessimisti che abbandona gli uomini alla lo­ro sorte: lavorare, soffrire, morire.

    È il Dio dei peccatori che condanna la felicità degli uomini e gode della loro infelicità.

    È il Dio dei manichei che considera il matrimonio un peccato.

    È il Dio altissimo dei deisti con il quale è impossibile allacciare un qual­siasi rapporto, perché troppo superiore e lontano da noi.

    È il Dio di Zarathustra, limitato dal principio del male.

    È il Dio ragione dei razionalisti, fatto a misura di uomo, capace di esse­re capito e compreso dagli uomini.

    È il Dio dei satanisti capace di essere condizionato, sottomesso agli uo­mini e ai demoni.

    È il Dio dei giansenisti che aspetta al varco questi poveri disgraziati di uomini peccatori, per avere il piacere di vendicarsi e di mandarli all'infer­no.

    È il Dio vecchio maestoso degli indifferenti verso cui sentono rispetto ma nessuna attrattiva.

    È il Dio-tappabuchi di tanti pseudo-religiosi, intento a riparare, dietro segnalazione dei suoi clienti, tutti i difetti commessi seguenti l'opera del­la creazione e la vita e il cattivo uso della libertà degli uomini.

    È il Dio principio dei sadducei (che negano la resurrezione) secondo i quali egli ha esaurito tutte le sue possibilità nella creazione di questo mondo, e quindi dà ricchezze e felicità a quelli che ama; miseria e malattie ai peccatori.

    Giustamente dice Tolstoi: « Se vi capita di pensare che tutte le vostre credenze concernenti Dio sono false e che non esiste nessun Dio, non scoraggiatevi. È una cosa che capita a molte persone. Non crediate però che la ragione della vostra incredulità sia nel fatto che Dio non esiste. Il fatto di non credere piú nel Dio nel quale credevate prima, proviene dal fatto che la vostra credenza precedente era sbagliata; dovete fare ancora uno sforzo per comprendere meglio quello che voi chiamate Dio.

    Quando un selvaggio cessa di credere nel suo dio di legno, non signifi­ca che Dio non esiste; significa solo che il vero Dio non è il dio di legno ».

     

    2. Il Dio in cui credo

    È il Dio della Bibbia, Jawhé, colui che è, e che dà principio a tutte le co­se.

    È il Dio che ascoltò i gemiti del suo popolo tenuto schiavo in Egitto dal faraone e lo liberò con braccio potente, facendo miracoli inauditi per por­tarlo in Palestina.

    È il Dio che premurosamente addita ai suoi figli la strada da percorrere per essere felici: « Guarda, io pongo davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. Se tu ascolti gli ordini del Signore, Iddio tuo, che oggi ti prescrivo, amando il Signore, tuo Dio, camminando nelle sue vie, osservando i suoi comandamenti, le sue leggi e i suoi precetti, allora tu vivrai e ti moltipli­cherai e il Signore, Iddio tuo, ti benedirà nel paese, dove tu stai per entrare e prenderne possesso. Ma se il tuo cuore si volge indietro e non vuoi ob­bedire e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri déi e servir loro, io vi dichiaro oggi formalmente che voi perirete, e non vivrete a lungo nella terra, in cui entrate per possederla, passando il Giordano » (Deut. 30, 15­18).

    È il Dio che sta sempre vicino al suo popolo per ascoltarlo ogni volta che lo prega (Deut. 4, 7).

    È il Dio che anzi abita in mezzo al suo popolo e si è fatto fare una tenda in mezzo a loro (Es. 26, 30).

    È il Dio che ama tutte le cose che sono e non aborre nulla di quello che ha fatto, perché, se odiasse qualcosa, non l'avrebbe creata. (Sap. 11, 24). È il Dio che soccorre in tutti i pericoli e bisogni i suoi figli che lo amano e a lui si affidano, come poeticamente canta il Salmo 90.

    È il Dio che pone le sue delizie nello stare in mezzo ai figli degli uomini (Prov. 8, 21).

    È il Dio che ha compassione di tutti e finge di non vedere i peccati degli uomini per non essere costretto a castigarli subito e poter aspettare che si convertano (Sap. 11, 23).

    È il Dio che in un anno preciso della storia, nel 754 di Roma « si incarnò ed abitò fra noi » (Gv. 1, 14) e si fece in tutto simile a noi: nella fame, nella sete, nella stanchezza, nel dolore; tranne che nel peccato. Anzi « Egli, pos­sedendo la natura divina, non pensò di valersi della sua eguaglianza con Dio, ma annientò se stesso, prendendo la natura di schiavo e diventando simile agli uomini; e dopo che ebbe rivestito la natura umana, umiliò se stesso ancor di piú, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce » (Fil. 2, 6-8).

    È il Dio che non ci ha abbandonati al nostro destino, ma ha continua cura di noi e minutamente ci provvede di quello di cui abbiamo bisogno come il piú tenero dei padri, almeno fino a quando noi non lo rifiutiamo come Padre (Lc. 12, 22-31).

    È il Dio amoroso dei cristiani che mette piú cura per una persona che lo ama che non a guidare tutte le stelle dell'universo.

    È il Dio che si è definito « Amore » e che ci ha amati tanto da consegnare il suo Figlio unigenito perché venisse ucciso per noi, affinché ognuno che crede in lui non perisca ma abbia la vita eterna (Gv. 3, 16).

    È il Dio che ci ha resi e ci ha chiamati amici (Gv.15,15), anzi addirittura suoi figli, destinati a divenire simili a lui, come dice S. Giovanni: « Consi­derate quale ineffabile amore ci ha donato il Padre: che ci chiamiamo figli di Dio, e che lo siamo » (Gv. 3, 1); e aggiunge: « Ancora non è apparso ciò che saremo. Sappiamo che quando apparirà saremo simili a lui, perché lo vedremo quale egli è » (1 Gv. 3, 2).

    il Dio che ha voluto che dove andava lui (in Paradiso) andassero pure i suoi amici e per questo ha fatto quella meravigliosa preghiera riportata da Giovanni nel cap. 17.

    È il Dio che, per meritarci questo, per divinizzarci e portarci con sé in cielo, ci ha purificati « non con il sangue di capri e di vitelli, ma con il pro­prio sangue » (Ebr. 9, iz), sparso fra orrendi tormenti sulla croce.

    È il Dio che, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine (Gv. 13, 1) cioè sino all'estremo possibile, restando nell'Eucarestia si­no alla fine del mondo, in balia anche dei cattivi e dei suoi nemici, per es­sere nostro compagno, nostro amico, nostro confidente, nostro cibo, no­stra luce, nostra vita, nostra forza, per renderci simili a sé e darci il pegno della futura gloria, ossia della nostra resurrezione e felicità eterna in Para­diso.

    È il Dio che ci risusciterà nell'ultimo giorno (Gv. 6, 39) e ci renderà im­mortali e felici per tutta l'eternità.

    Dice Gesú: « Io sono la resurrezione e la vita: chi crede in me, anche se morto vivrà; e chi vive e crede in me, non morrà in eterno » (CV. 11, z5). Non val la pena vedere se tutto questo è vero?

    Non abbiamo tutto da guadagnare, se potremo vivere felici eterna­mente in Dio con le persone che amiamo?

    Questo libro ti vuol aiutare a scoprire questa certezza.

    C'è poi un risvolto terribile per coloro che non vogliono tale felicità: è l'inferno, ossia la perdita eterna di Dio.

    Ci sono molti che fanno gli spavaldi e i forti: negano Dio, negano l'altra vita, ridono dell'inferno e a chi dice loro: « Non sai che, se c'è l'inferno, tu, vivendo cosí, ci andrai di certo? ».

    Rispondono: «Beh! Se ci sarà, lo affronteremo ».

    Costoro dovrebbero ricordare le parole di Napoleone: « Non amo gli spiriti forti. Non ci sono che gli imbecilli a sfidare l'ignoto».

    Questo libro, se lo leggi senza prevenzioni, ti aiuterà a scoprire l'ignoto del dopo morte.

     

    CAP. II - I CIELI NARRANO LA GLORIA DI DIO

    Ai primordi della nuova astronomia gli scienziati, in genere, hanno creduto che l'universo abbia avuto un infinito passato e abbia un futuro infinito, che cioè sia senza principio e senza fine. Altri, senza essere scien­ziati, come Marx, hanno creduto che la materia fosse infinita.

    Di tutte queste concezioni ha fatto giustizia la scienza moderna, spe­cialmente per merito di Einstein.

    Newton aveva scoperto la legge della gravitazione: «un'attrazione re­ciproca tra i corpi, proporzionata alla quantità della loro massa e inversa­mente proporzionale alla loro distanza ».

    I portatori di massa sono i protoni, i neutroni, gli elettroni. Essi sono i componenti fondamentali degli atomi dei corpi: sono per cosí dire, i mat­toni con cui è costituito tutto l'universo e rivelano l'unità dell'universo tenuto insieme dalla forza di gravità esistente e agente tra pianeti, stelle e galassie.

    Einstein dà una nuova idea all'idea della gravitazione, legandola ai concetti di tempo, spazio, massa, inerzia e dice che la forza gravitazionale ha esattamente la stessa natura di un'accelerazione di velocità.

    « L'inerzia è la resistenza che una massa materiale oppone a una forza che tende a muoverla e a darle una certa velocità». Secondo Einstein l'i­nerzia è un qualche cosa legato alla massa, come la gravitazione; anzi Einstein, riprendendo una teoria di Mach, formulò il principio di Mach: «L'inerzia è creata dall'azione gravitazionale dell'intera massa dell'uni­verso in ogni suo punto ». La cosa si può dimostrare con la Relatività; ma non è questo il luogo di farlo.

    In parole povere un corpo (vagone ferroviario o ... protone che sia), è inerte proporzionalmente alla propria massa, a causa dell'azione gravita­zionale che tutte le altre masse dell'universo hanno su di esso. E mentre la gravitazione, come forza attraente universale, si annulla in ogni punto perché si è attirati ugualmente da ogni parte (solo tra corpi relativamente vicini: pianeti, stelle, galassie: si crea una dissimetria ed emerge una lo­cale attrazione reciproca); la stessa gravitazione invece, come forza iner­ziale, si fa sentire fortissima in ogni punto durante ogni accelerazione ap­plicata a un corpo. È come se il campo gravitazionale universale tendesse a tenere inchiodato ogni corpo nella situazione di quiete o di moto uni­forme che ha. L'insieme totale della materia, tutto l'infinito numero di ga­lassie distribuite per miliardi e miliardi di anni-luce (o meglio, l'infinità di protoni, neutroni ed elettroni che ne compongono tutti gli elementi) creano un campo universale di gravitazione che si esprime, in ogni punto, con l'inerzia di ogni singola massa.

    Potrebbe sembrare ridicolo pensare che questi esseri lontanissimi, queste galassie distanti miliardi di anni-luce, possano esercitare una sen­sibile influenza, sulla terra. Anzi, è naturale pensare che, se tutte le galas­sie sparissero e restasse solo la nostra, nessuno se ne accorgerebbe. Invece nulla di piú sbagliato. La teoria della Relatività, applicando il principio di Mach, dimostra che infinitamente piú del sole, della luna, della nostra ga­lassia e delle galassie vicine, è l'infinito numero delle galassie lontane (e proprio le piú lontane perché infinitamente piú numerose) che contri­buiscono all'inerzia, a dare cioè corpo alla terra stessa.

    Se si annientasse l'universo lontano, anche noi resteremmo annientati, poiché la nostra massa è definita dalla totalità delle altre masse; anche se è vero che, a sua volta, la nostra massa contribuisce essa pure a definire l'intero universo.

    « Si rivela cosí una essenziale situazione di unità: a livello primordiale, ogni parte costituisce il tutto; ma è anche costituita dal tutto » (Pasolini). Materia nell'universo ce n'è tanta quanta è necessaria perché ci siano le presenti leggi chimico-fisiche-biologiche che regolano il mondo, ossia quanta è necessaria per la nostra esistenza.

    Nel 1916 Einstein formulò la teoria della Relatività generale. Essa in­quadra la gravitazione newtoniana nella cornice relativistica e introduce l'ipotesi audace che la forza gravitazionale, emanata dalla materia agisce sullo spazio-tempo incurvandolo.

    È una visione nuova dell'universo cosí sconvolgente che Einstein stes­so ammise piú volte di essere costretto a vedere al di là di esso un disegno creatore, un Dio che si rivela alla ragione, un Dio che costruisce, con un perfetto linguaggio matematico, con un preciso disegno geometrico: Un Dio che non gioca a dadi con il mondo, sottile ma non malizioso, un Dio che si fa comprensibile, se sappiamo porgli le domande giuste.

    È un universo dove spazio e tempo, energia e materia cessano di esiste­re come entità assolute a sé stanti, ma diventano un'unica realtà inscindi­bile: lo spazio-tempo, che a sua volta diventa un qualcosa di inconcepibi­le senza la materia, che è al tempo stesso anche energia. Non esiste lo spa­zio vuoto, e neppure il tempo senza gli oggetti fisici.

    Non restava ai fisici che controllare sperimentalmente se lo spazio real­mente fosse curvo.

    Ciò che fecero in un'eclissi di sole. In essa poterono vedere che la luce di una stella veniva attirata dal campo gravitazionale del sole; nella foto era ben visibile la stella con i raggi incurvati verso il sole.

    « Dunque lo spazio è curvo », conclusero gli astronomi. La conseguenza evidente è che lo spazio è limitato e che quindi la materia non è infinita, né eterna, e perciò ha avuto un principio. Cosí nasceva la nuova teoria astronomica del « bing-bang » a opera degli astronomi Le Maitre, Huble e Gamow.

    L'universo ha avuto origine da un'esplosione di luce, che ha proiettato la materia in tutte le direzioni, costituendo i vari miliardi di galassie (di cui una è la nostra con circa 200 miliardi di stelle) e i quasars. Ogni stella è piú o meno come il nostro sole; questo è 1.300.000 volte piú grande della terra.

    Questa spinta iniziale continua ancora, sicché l'universo è in espansio­ne: galassie e quasars sono in fuga e si allontanano sempre piú, come si prova dalla loro luce rossa. Esattamente come dice la Bibbia: Dio disse: « Sia fatta la luce e la luce fu » (Gen. 1, 3).

    Ci vollero millenni di studi per arrivare a una scoperta che la Bibbia aveva proclamata 3300 anni prima.

    Oggi molti scienziati studiano per scoprire un modello matematico dell'universo che spieghi tutto e che Einstein aveva intuito dicendo: « Vo­glio scoprire il disegno di Dio »; quel disegno di cui parla la Bibbia dicen­do: « Dio fece tutto in numero, peso e misura » (Sap. 11, z1).

    Le prime registrazioni delle onde gravitazionali e la scoperta di nuove particelle negli acceleratori, ci danno speranza che forse presto verrà fatta la scoperta di questo progetto unico e armonioso di Dio. È sempre piú ve­ro quanto dice la Bibbia: « I cieli narrano la gloria di Dio » (Ps. 18, 2).

     

    CAP. III - DIO SI FA RICONOSCERE

    Qualunque persona che deve fare un'operazione importante, se non è conosciuta, si fa riconoscere con dei garanti; e se deve farla fare dà al suo inviato le credenziali o la delega.

    Altrettanto fa Dio sia quando interviene direttamente, sia quando in­terviene con un suo messaggero.

    Eccetto qualche rarissima volta in cui si fa riconoscere con immediata evidenza, come ai tempi di Mosè, o come nel prodigio del sole del 13.10.1917 a Fatima, visto nel raggio di km 25 da oltre 80.000 persone, quasi sempre Dio dà garanzie sicure, ma non di immediata evidenza, tali da la­sciare negli uomini di buona volontà la libertà e il merito, e da lasciare quelli di mala volontà nell'indifferenza o nell'ostilità.

    Tali garanzie sono: le profezie, i prodigi, i miracoli. Con tali segni Dio garantisce i suoi interventi, i suoi messaggeri, i suoi messaggi.

     

    1. Necessità dei segni di riconoscimento

    Nessuno viene creduto senza garanzie. Gesú stesso ebbe a dire: « Se io rendo testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non vale. Vi è un altro che testifica per me e so che vale la testimonianza che mi rende ... Quelle opere che il Padre mi ha dato da compiere e che io faccio, esse atte­stano per me che il Padre mi ha mandato. E il Padre stesso che mi ha man­dato rende testimonianza a mio favore » (Gv. 5, 31).

    E quando gli ebrei gli chiedono di dire chiaramente se egli è una cosa sola con Dio, egli risponde: « Ve l'ho detto e non mi credete; le opere che io faccio in nome del Padre mio, queste mi rendono testimonianza; tutta­via voi non credete perché non siete delle mie pecore ... Io e il Padre sia­mo Uno. Se non faccio le opere del Padre mio non credetemi; ma se le fac­cio, anche se non volete credere a me, credete alle opere, affinché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre » (Gv 10, 25-37). Allora gli ebrei tentarono di prenderlo per ucciderlo. Per questo Gesú, sfuggito da loro, disse poi di loro: « Se non avessi fatto tra loro le opere che nessun al­tro mai fece, sarebbero senza colpa » (Gv. 15, 24).

    E un altro giorno di alcune città che non avevano voluto credere a lui, disse: «Guai a te, Corazin! Guai a te, Bethsaida! Perché se in Tiro e in Sido­ne fossero stati fatti i miracoli compiuti in mezzo a voi, già da gran tempo avrebbero fatto penitenza, cinti di cilizio e ricoperti di cenere. Perciò vi di­co: nel giorno del giudizio Tiro e Sidone saranno trattate meno severa­mente di voi. E tu, Cafarnao, sarai esaltata fino al Cielo? Tu discenderai si­no all'inferno: perché se in Sodoma fossero stati fatti i miracoli opera­ti in te, ancora oggi sussisterebbe. Perciò vi dico: nel giorno del giudizio il paese di Sodoma sarà trattato meno duramente di te » (Mt.11, 21-24). E dei suoi discepoli Gesú dice: «In verità, in verità vi dico: chi crede in me, com­pirà anche lui le opere che io faccio, anzi ne farà delle maggiori» (Gv. 14, 12).

    Prima di andare in cielo, mandando i suoi discepoli a predicare il Van­gelo in tutto il mondo, dice: « Ed ecco i miracoli che accompagneranno coloro che avranno creduto: cacceranno i demoni in nome mio, parleran­no lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti, e se berranno qualcosa di mortifero non farà loro del male; imporranno le mani ai malati e saran­no guariti » (Mc. 16, 17).

    Da qualche tempo hanno cominciato a girare per le strade e spesso per le case seguaci di tante sette: protestanti, mormoni, testimoni di Geova, discepoli di Hare Krishna, discepoli di Sai Baba, ecc.

    Si presentano a nome di Dio, senza portare alcuna credenziale né alcu­na garanzia; spesso addirittura si presentano a nome proprio; e tanti po­veri cristiani, sprovveduti di senso critico e di buon senso, li ascoltano e finiscono per seguirli, senza chiedere loro chi li manda, né quali garanzie o credenziali hanno.

    Se qualcuno si presentasse a nome del giudice a chiedere loro qualche centinaio di milioni o anche solo un milione, richiederebbero l'esibizione della condanna del giudice; questi falsi profeti vengono a rubare la loro anima, ed essi gliela danno stupidamente, senza chiedere con quali ga­ranzie provano che è Dio che li manda.

     

    2. Uno sguardo alle garanzie

    Prima di entrare in merito ad esse facciamo alcune osservazioni preli­minari: Dio ha provvisto abbondantemente alla vita degli uomini sulla terra con tutta la creazione minerale, vegetale, animale. Quando ora inter­viene lo fa direttamente o indirettamente in ordine alla nostra vita e feli­cità eterna; e non interviene mai senza uno scopo adeguato, cosí per pas­satempo, come possiamo fare noi uomini. In conseguenza tutta la Rivela­zione del Vecchio e Nuovo Testamento e le garanzie che ne dà sono in or­dine a Gesú, alla grande opera per cui Gesú è venuto: la Chiesa e la sal­vezza di ogni singolo uomo.

    Le innumerevoli profezie del Vecchio Testamento ci mostrano con estrema chiarezza la persona e la missione di Gesú; gli innumerevoli mi­racoli di Gesú ci mostrano con estrema chiarezza la sua divinità e la verità della sua dottrina; gli innumerevoli prodigi e miracoli che accompagnano passo passo la vita della Chiesa ci mostrano la sua divina istituzione e ci fanno ricordare quanto Gesú ci ha rivelato e come egli è sempre pre­sente nella sua Chiesa, cosí come aveva predetto (Mt. 28, zo) per illumi­narci, per richiamarci, per convertirci, per guidarci al paradiso.

     

    3. L'atteggiamento dinanzi alle garanzie

    Per quanto riguarda le profezie, ricordiamo che quelle autentiche rico­nosciute dalla Chiesa sono soltanto quelle contenute nella Bibbia, sia nel Vecchio, che nel Nuovo Testamento e riguardano o direttamente o indi­rettamente Gesú o la sua Chiesa. Le altre non sono autentiche e su di esse Dio ha dato a Mosé il criterio di discernimento (Dt. 18, 21).

    Per quanto riguarda i prodigi e i miracoli bisogna ricordare: Dio non ne fa mai degli inutili; con essi ci vuole rafforzare nella fede o vuole garantire un suo servo o un suo inviato o un suo messaggio o l'autenticità di un'ap­parizione e dei relativi messaggi. In questi ultimi tempi prodigi e miracoli ne avvengono moltissimi; non significa che per questo sono falsi; signifi­ca piuttosto che siamo a una svolta pericolosa e decisiva della storia.

    La profezia è la predizione di un avvenimento dipendente dalla libera, futura determinazione di persone viventi e anche non ancora nate. Non è invece profezia, ma semplice chiaroveggenza, la predizione di un fatto di­pendente da leggi fisiche e biologiche già esistenti, come il decorso di un tumore oggi occulto o il sesso di un nascituro. Queste cose le può cono­scere anche il diavolo o una persona dotata di straordinaria sensibilità psichica:

    Il miracolo non è un evento eccezionale, dovuto a leggi naturali oggi ancora sconosciute, ma un fatto straordinario, contrario a leggi della na­tura oggi conosciute, come la resurrezione di cellule in ulcere varicose, la scomparsa totale e istantanea di un tumore o di una grossa infezione, di un'ulcera perforata e la creazione, al loro posto, di cellule e tessuti nuovi...

    È evidente che il miracolo può farlo solo Dio, perché solo lui può creare e annientare; e quindi esso è un segno della sua presenza, della sua onni­potenza e bontà.

    I santi non possono fare i miracoli, neppure la Madonna. Essi li posso­no ottenere per i loro meriti, perché Dio li ama e li ascolta.

    Diverso dal miracolo è il prodigio, come il sollevamento di un oggetto, l'accelerazione di una crescita, la sanguinazione di una statua, l'apporto di un oggetto, la guarigione di una malattia funzionale.

    Mentre il miracolo lo può fare solo Dio, il prodigio lo possono compie­re tanto Dio che un angelo, un demonio, un uomo dotato di eccezionali capacità psichiche, come i guaritori...

    Dio con le profezie, con i miracoli e con i prodigi, vuol richiamare gli uomini alle verità eterne e alla conversione per salvarli.

    Satana, per confondere gli uomini e perderli, crea false profezie, falsi miracoli e prodigi.

    Molti, vedendo la falsità di certe profezie, miracoli e prodigi, non cre­dono piú ai veri, quindi neanche ai messaggi che Dio ci manda per salvar­ci. È il gioco del demonio.

    L'unica cosa intelligente è invece discernere il vero dal falso.

    Non ci sarebbero le false profezie se non ci fossero le vere, né falsi mira­coli é falsi prodigi, se non ci fossero i veri; come non esisterebbero i bi­glietti falsi di L. 100.000; se non ci fossero quelli veri.

    Il criterio per giudicare le vere profezie dalle false, è quello dato da Dio a Mosé: « Forse tu dirai in cuor tuo: Come conosceremo noi le parole che il signore non ha detto? Se questo profeta dice di parlare in nome del Signo­re, ma la sua parola non avrà effetto e non si avvererà, allora sarà una pa­rola che il Signore non ha detto. Il profeta ha parlato per presunzione: non aver timore di lui » (Deut. 18, 21-22).

     

    4. Criterio di discernimento

    Può però il diavolo far dire a una persona una profezia fatta preceden­temente da un vero profeta: lo fa per far accettare insieme le false profezie a danno delle anime, come fa con le profezie dei maghi.

    In tal caso, facendo uno studio accurato, si scopre che precedentemen­te c'era una profezia vera.

    Ugualmente satana opera falsi miracoli, per screditare i miracoli opera­ti da Dio a garanzia della vera religione, e far credere che le religioni sono tuttete o tutte false.

    Per accertare il vero miracolo, occorre esaminare la storicità del fatto e le leggi naturali contro le quali il fatto è avvenuto. Quindi in una guari­gione si può parlare con certezza di miracolo, solo quando il male è docu­mentato da diagnosi mediche, da analisi e radiografie precedenti e susse­guenti, dall'instantaneità delle guarigioni, senza uso di medicina alcuna.

    Il criterio invece per giudicare la paternità di un prodigio è unicamente quello di constatare quali frutti il prodigio produce: « Dai loro frutti li co­noscerete, dice Gesú: non può un albero buono dare frutti cattivi, né un albero cattivo fare frutti buoni » (Mt. 7, 18).

    Se un prodigio produce conversioni, rafforza la pietà e la vita cristiana, viene da Dio; se produce solo curiosità, peggio confusione di idee, è dal diavolo, o almeno da occulte forze psichiche.

    Se il Signore fa dei segni per attirare l'attenzione degli uomini, per par­lare loro, gli uomini hanno il dovere di fare attenzione: controllare tali se­gni per vedere se sono autentici. Di qui il dovere di ascoltare cosa dice il Signore e fare quanto lui ordina; cosí come un servo, quando si sente chiamare dal padrone, ha il dovere di vedere se è precisamente il padrone che lo chiama, e quindi ha il dovere di ascoltare e di fare quanto gli viene ordinato.

    Quando l'uomo non fa attenzione ai segni e si rifiuta di esaminare se sono veri, se sono la voce di Dio, agisce male, come il servo che non vuole ascoltare la voce del padrone e non accorre quando viene chiamato. Gli uomini cattivi non vogliono ascoltare la voce del Signore, perché non vo­gliono abbandonare i loro peccati e non vogliono responsabilità; ma è precisamente rifiutandosi di ascoltare che si creano grosse responsabilità.

    Oggi c'è una tendenza, anche in campo cristiano, a emarginare e mini­mizzare i miracoli e di conseguenza i messaggi di Dio. In compenso si è at­tenti alle parole degli uomini, ai loro adattamenti e ridimensionamenti della parola di Dio.

    È questo il motivo del macroscopico abbassamento del livello di vita cristiana, dell'abbandono della pratica delle virtú cristiane e dell'aurea mediocrità, proposta, con parole altisonanti, come modello di vita, al po­sto della santità.

     

    5. Atteggiamento ragionevole

    I buoni, i semplici, gli onesti, fanno attenzione alle profezie vere, ai mi­racoli veri, ai prodigi divini, per giungere alla fede e infervorarsi, per co­noscere la volontà di Dio e attuarla. Ad essi bastano anche piccoli segni per vedere l'intervento e la volontà di Dio, come agli apostoli e alle folle che seguivano Gesú, come a Natanaele cui bastò che Gesú gli rivelasse di averlo visto poco prima mentre era sotto un fico (Gv. 1, 48).

    I cattivi e i superbi vanno cercando false profezie, falsi miracoli, prodigi diabolici, per contestare i veri e restare nei loro peccati; essi anche se ve­dessero un morto risorgere, negherebbero il miracolo, come ha profetiz­zato Gesú (Lc. 16, 3).

    Un cavillo lo troveranno sempre; un falso miracolo magari lo invente­ranno, per non accettare il cattolicesimo.

    Quando Dio vuol darci qualche messaggio, raccomandarci la pratica delle virtú, richiamarci alla conversione, fa sempre dei segni per attirare la nostra attenzione e darci la garanzia che è lui a parlare.

    Dio agisce cosí per proporci l'esempio dei santi, i loro insegnamenti, la loro predicazione, o per garantire i messaggi della Madonna nelle sue ap­parizioni.

    Con il miracolo Dio assicura l'ortodossia nella dottrina e la santità del­la vita.

    Il cristiano saggio imita i magi. Essi stavano sempre in osservazione del cielo e, quando videro la stella che si muoveva, la seguirono finché rag­giunsero il presepio; cosí il cristiano saggio guarda nel tempo e nello spa­zio, ossia alla storia e alla vita della Chiesa sicuro che dove Dio cammina, lascia i segni del suo passaggio: i miracoli, come quando guidò il popolo ebreo nel viaggio verso la terra promessa.

    Il cristiano attento vede, attraverso i miracoli, cosa Dio chiede e racco­manda ai suoi figli, ed, eseguendo la volontà di Dio, raggiunge la sua terra promessa: il Paradiso.

    C'è una ricchezza cosí straordinaria di verità, di consigli, di stimoli nel­le dottrine e negli esempi dei santi e nelle rivelazioni fatte per mezzo di persone scelte da Dio, che non possono lasciare indifferenti nessuno che li legga o ascolti con animo semplice.

    Per questo il cristiano saggio preferisce sempre alla sua interpretazione personale della Bibbia, quella fatta dai santi; alle storie e ai romanzi, le vi­te dei santi; alle preghiere fatte dagli uomini, quelle fatte dai santi e accet­ta gli insegnamenti degli uomini solo quando sono conformi a quelli dei santi.

    Al contrario il cristiano tiepido perde il suo tempo a vedere o leggere le favole, i romanzi, gli scandali, le chiacchiere degli uomini, attuando quanto profetizzava S. Paolo: « Verrà il tempo in cui gli uomini distoglie­ranno gli orecchi dalla verità e si dedicheranno alle favole » (2 Tim. 4, 4). Dinanzi ai miracoli vi sono tre posizioni.

     

    6. La posizione degli increduli

    Essi dicono: « Se Dio c'è, mi faccia questo miracolo ». Scambiano Dio per un cameriere di bar che corre ad ogni richiamo per servire il cliente. Dio non è un cameriere, ma il padrone.

    Egli fa i miracoli quando, dove e a chi vuole. Chi desidera constatare un suo miracolo non ha che andare dove egli lo ha fatto.

    Dio ha fatto e fa lungo i secoli innumerevoli miracoli, anche oggi. È un luogo comune dei nemici della verità negare i miracoli della Bib­bia e particolarmente quelli operati da Gesú, qualificandoli come leggen­de o prodigi di un guaritore.

    Ed è incredibile come costoro accettano subito per buoni i cosiddetti miracoli di Apollonio di Tiana e dei fachiri, senza alcun giudizio critico e senza nessuna documentazione, mentre restano scettici e negatori siste­matici di qualunque miracolo cristiano.

    A costoro sono da ripetere le parole di Gesú: « Guai a te Corozaim, guai a te Betsaida! Poiché se i miracoli fatti in mezzo a voi fossero stati compiu­ti in Tiro e in Sidone, già da gran tempo, esse, vestite di sacco e prostrate nella cenere, avrebbero fatto penitenza. Per questo, nel giudizio, Tiro e Si­done saranno trattate con minor rigore di voi » (Lc. 10, 13-14).

    Gesú infatti, per farsi conoscere, fece un'infinità di miracoli: dava la vi­sta ai ciechi, guariva i lebbrosi e ogni altro genere di malati, risuscitava i morti e, in ultimo, risuscitò se stesso.

    Tuttavia agli uomini d'oggi, che credono solo alla scienza, indichiamo solo quei miracoli che la scienza ha verificato.

    Scegliendoli fra moltissimi, ne citeremo solo quattro operati da Dio a persone tuttora viventi e intervistabili.

     

    7. La posizione di chi sa tutto

    Alcuni dicono: « Perché Dio non fa crescere un braccio o una gamba a chi non lo ha? » A parte il fatto che Dio questo lo ha fatto, come riporto nel libro « Io credo » e che gli increduli restano sempre increduli, è la posizio­ne di partenza che è sbagliata.

    L'uomo non può imporre a Dio il tipo di miracoli da fare o la persona o il luogo in cui farli, perché Dio non è il nostro servitore. Egli fa i miracoli che vuole, quando vuole, dove vuole e a chi vuole.

    L'uomo quando vuol accertarsi della fede o di un determinato messag­gio divino ha il dovere di andare ad informarsi se e dove Dio ha fatto un qualche miracolo e vedere se è vero. Però non sono i miracoli che producono la fede.

    Con il miracolo Dio si mette dietro il nostro uscio; ma se noi non gli apriamo, egli non può entrare. La ricerca, umile e non pretenziosa, è il primo passo dell'uomo per arri­vare alla fede.

    Il desiderio e la preghiera sono il secondo passo, come quelle dell'uo­mo che domandò a Gesú di guarirgli il figlio, e che, richiesto da Gesú se avesse fede, rispose: « Signore, aumenta la mia fede » (Mc. g, a3).

    L'ultimo e decisivo passo è di cominciare a vivere da cristiano e fre­quentare la Chiesa, perché il maggior ostacolo alla fede è il peccato. Per questo Pascal all'amico che gli chiedeva altre prove per giungere alla fede rispose: « Se vuoi credere da cristiano, comincia a vivere da cristiano ». Altri dicono: Se Dio fa miracoli perché non ne fa uno a me?

    Se Dio facesse un miracolo a ogni preghiera, il miracolo avverrebbe ad ogni istante, in ogni angolo della terra; perderebbe il suo valore di segno e verrebbe catalogato quale fenomeno naturale. Inoltre non ci sarebbe piú né morte, né malattia, né sofferenza alcuna, perché tutti pregherebbero per non averle; questa terra verrebbe trasformata in paradiso, anche se un cattivo paradiso, perché, stante la condizione biologica del nostro corpo, tutti arriveremmo a essere dei vecchi rattrappiti di mille, duemila, tremila anni. Dato poi il cattivo uso della libertà, diverrebbe una bolgia infernale, con il predominio dei malvagi. Infine non ci sarebbe amore di Dio, ma tor­naconto: gli uomini non servirebbero piú Dio, ma si servirebbero di Dio per il loro benessere.

    Lasciamo fare a Dio le cose come le ha fatte e non pretendiamo di esse­re piú sapienti e piú buoni di lui.

    Dio non fa mai miracoli inutili. Egli fa miracoli, come pure profezie e prodigi, solo per un fine proporzionato.

    Egli dirige la natura con le leggi naturali e non occorre che intervenga per correggerle, perché sono perfette.

    Il fine proporzionato è il fine soprannaturale a cui Dio, nella sua gene­rosità infinita, ha destinato l'uomo: la formazione del Corpo Mistico e il nostro inserimento in esso mediante l'amore e i sacramenti, perché pos­siamo raggiungere la felicità eterna.

    Possiamo sempre domandare una grazia o anche un miracolo a Dio, ma senza arroganza e senza imposizioni o condizioni, disposti sempre a fare la sua volontà. Egli ci ascolterà quando vede che ciò che domandia­mo è piú utile all'anima nostra o di colui per il quale preghiamo; altri­menti ci ascolterà concedendo una grazia superiore, ma di natura diversa da quella che chiediamo.

     

    8. La posizione dei protestanti e dei testimoni di Geova

    Costoro, non avendo miracoli, attribuiscono i miracoli dei cattolici all'intervento di satana, per non riconoscere la Chiesa Cattolica. Non ri­flettono che una legge la può sospendere solo chi l'ha fatta e che, se sata­na potesse fare miracoli, potrebbe anche creare, sarebbe cioè un altro Dio. Fanno come i farisei che attribuivano a Belzebù i miracoli di Gesú, per non riconoscerlo Dio.

    Gesú allora rispose ai farisei: « Se dunque satana caccia satana, egli è in discordia con se stesso; come dunque, potrà durare il suo regno? E se io caccio i demoni per virtú di Belzebù, per opera di chi li cacciano i vostri figli? Per questo essi saranno i vostri giudici » (Mt. 12, a6-a7).

    Ugualmente se satana fosse l'autore dei miracoli che avvengono nella Chiesa cattolica, egli andrebbe contro se stesso, perché per i miracoli in­numerevoli peccatori si convertono e diventano religiosi, casti, caritate­voli, come avviene a Lourdes e a Fatima; come avveniva con S. Antonio di Padova, con il Curato d'Ars, con Padre Pio ... D'altro lato Gesú ha esplici­tamente promesso ai suoi discepoli che avrebbe mandato lo Spirito Santo, il quale avrebbe suggerito loro ogni cosa (Gv. 14, 26) e che avrebbe fatto far loro miracoli anche piú grandi di quelli che aveva fatto lui stesso (Gv. 14, iz).

    Dove sono i miracoli dei protestanti e dei testimoni di Geova? Parliamo dei miracoli dichiarati tali dalla scienza medica.

     

    9. Dio è sempre col suo popolo

    Gesú, da quando si è fatto uomo, ha promesso che sarebbe rimasto con i suoi discepoli sino alla fine del mondo (Mt. 28, ao) e perciò lascia sempre le tracce della sua presenza nella storia, per farsi agevolmente trovare da chi lo cerca (Mc. 16, 17).

    L'uomo onesto, per sapere qual è la vera Chiesa, non ha che da vedere dove egli lascia i segni della sua presenza con i miracoli; e per sapere quali sono le verità e i messaggi ispirati dallo Spirito Santo, non ha che da cerca­re quali tra essi portano la garanzia del miracolo.

    Quando il cristiano sente una dottrina nuova, diversa da quanto la Chiesa ha insegnato, sia che venga proposta da protestanti o da cattolici, ha il diritto e il dovere di chiedere loro: « Dove sono i miracoli con cui Dio vi raccomanda e garantisce? ». E ha il dovere di non crederli e non seguirli se non danno queste garanzie.

    Quando invece vede i miracoli, ha il dovere di conoscere quali messag­gi Dio, per mezzo di essi, ci manda, e di seguirli.

    Moltissimi credono che Dio abbia parlato solo nel Vecchio Testamento e poi in Gesú e per mezzo degli apostoli; quindi non si sia fatto piú sentire. Non c'è niente di piú falso. Dio è sempre vicino al suo popolo e continua a parlare al popolo cristiano molto di piú di quanto ha parlato agli ebrei: parla direttamente per mezzo di tanti mistici, o indirettamente per mezzo di apparizioni della Madonna o ispirando i suoi innumerevoli santi.

    Riferiremo, scegliendoli tra moltissimi, alcuni messaggi dati da Dio al suo popolo in questo secolo.

     

    10. Conclusioni

    Attraverso i suoi interventi Dio conferma il popolo cristiano nella fede che egli ha rivelato e che la Congregazione per la Dottrina della Fede (ex S. Ufficio) il 17 maggio 1979 ha riassunto in 7 punti, fatti propri dal Papa:

    1) La Chiesa crede alla resurrezione dei morti.

    2) La Chiesa crede alla resurrezione dell'uomo tutto intero; per gli eletti questa è l'estensione agli uomini della resurrezione di Cristo.

    3) La Chiesa afferma la sopravvivenza e la sussistenza dopo la morte del nostro « io », ossia dell'anima, pur mancando, nel frattempo del com­plemento del corpo.

    4) La Chiesa esclude ogni forma di pensiero che renderebbe assurdi o inintellegibili la sua preghiera, i suoi riti funebri, il suo culto dei morti.

    5) La Chiesa attende, conformemente alla S. Scrittura, la manifestazio­ne gloriosa del Signore nostro Gesú Cristo (Parusia).

    6) La Chiesa afferma che Maria SS. è stata assunta in cielo in anima e corpo: quale anticipazione della glorificazione riservata a tutti gli eletti.

    7) La Chiesa crede alla felicità dei giusti (il Paradiso), alla pena dei pec­catori (l'Inferno), alla purificazione degli eletti non purificati in terra (il Purgatorio). Non bisogna ricorrere a immagini fantasiose ed arbitrarie di esse: quelle però usate dalla Bibbia meritano rispetto e non bisogna svuo­tarle.

    Fatte queste premesse, daremo uno sguardo ai prodigi e ai miracoli piú recenti con cui Dio garantisce il suo unico Figlio Gesú, la sua unica vera Chiesa, quella Cattolica, le apparizioni e i messaggi della sua SS. Madre e dei Santi. Con i miracoli di oggi, perfettamente controllati dalla scienza, Dio va continuamente confermando la verità dei miracoli del Vangelo.

    Quindi esporremo il nucleo centrale del Vangelo, la missione e l'opera grandiosa di Gesú, e poi, attraverso gli ultimi risultati degli studi sulla Sindone, vedremo la conferma archeologica della passione e risurrezione di Gesú, e quindi della verità di tutto il Vangelo. Infine parleremo delle principali apparizioni della Madonna e dei relativi messaggi e della nuova Pentecoste suscitata dallo Spirito Santo.

     

    CAP. IV - PRODIGI

    I prodigi che Dio va operando in questi tempi sono specialmente pro­digi solari e prodigi di lacrimazioni di immagini di Gesú o della Madonna. I prodigi solari si verificano quasi in tutte le apparizioni autentiche del­la Madonna: si vede il sole cambiare colore, pulsare e girare attorno a sè velocemente e, anche spesso, muoversi come impazzito nel cielo, o quasi precipitare sulla terra. Qui parliamo dei prodigi di lacrimazioni.

    Tutti questi prodigi rientrano nel campo dell'osservazione, ed è da sciocchi negarli o metterli in dubbio quando sono testimoniati da una moltitudine di persone; tutt'al piú si può discutere sulla loro origine.

    Quando in Adrano ci fu il prodigio della lacrimazione del volto di Gesú Misericordioso, ed io cominciai a parlare pubblicamente del fatto, in una grossa riunione fui tacciato da un sacerdote di leggerezza; io risposi tran­quillamente: « Se i vostri occhi sono privilegiati e valgono piú dei miei e di molte centinaia di altri testimoni che vi posso portare, avete ragione; se credete che i vostri occhi valgono quanto quelli degli altri, sarete saggi solo se non parlate piú ». Prodigi di lacrimazioni di immagini o di statue della Madonna o di Gesú ne sono avvenuti nella seconda metà di questo secolo diverse centinaia.

    Ne citiamo soltanto alcuni:

    Nel 1953 la Madonna pianse per tre giorni a Siracusa; il prodigio oltre ad essere osservato da migliaia di persone fu anche filmato e, in seguito, fu fatto un grande Santuario.

    A Castelvolturno piansero una statuetta della Madonna e una di Gesú Bambino nella casa di Teresa Musco, stimmatizzata e morta in concetto di santità.

    A Porto Santo Stefano (Grosseto), nella casa di Enzo Alocci, ha pianto la statua della Madonna dal 3.7.1972 al 31.7.1977 per nove volte lacrime bian­che, per 18 volte lacrime di sangue.

    A Maropati (R.C.) nella casa del sindaco comunista avv. Gordiano ha pianto moltissime volte l'immagine della Madonna di Pompei.

    A Cinquefrondi (Reggio Calabria) ha pianto molte volte il Sacro Cuore di Maria nella casa della stimmatizzata Bettina Jamundo.

    A Niscima (Caltanissetta) nella Villa Bella ha pianto moltissime volte la statua della Madonna di Lourdes: una volta un incredulo, che poi è dive­nuto mio amico (Aldo Martorelli di Catania), andato per curiosità sul luogo e presa la statua fra le mani, se la vide piangere e, naturalmente, subito si converti.

    A Catania ha pianto moltissime volte una statua della Madonna dinan­zi a tanti in casa Castorina (in via dei Salesiani).

    A Ravenna, nella Chiesa di S. Damiano, dal 1972 in poi ha pianto moltis­sime volte una statua della Madonna, dinanzi a moltissime persone; una volta dinanzi a un migliaio di persone. Altrettanto a Ladeira (Spagna) dal 196o in qua e a New Orleans (U.S.A.).

    A Roccacorneta (Bologna) dal 12.5.1957 a oggi ha pianto moltissime vol­te una statua della Madonna. Sparsasi la notizia, nei giorni successivi, ac­corsero sul luogo molte centinaia di persone e dinanzi a tutti si ripeté quasi ogni giorno il prodigio della lacrimazione. Dinanzi a un fatto cosí impressionante venne sul posto una commissione di esperti da Bologna per studiare la « statua »; nel mese seguente venne un'altra commissione da Modena. Entrambe le commissioni, dopo aver smontato la statua, non vi trovarono alcuna traccia di trucco.

    I primi testimoni furono due ragazzi undicenni, che, interrogati dal Ve­scovo, furono trovati sinceri e dichiararono di avere sentito entrambi una vocina sottile e soave che disse loro: «Piango perché gli uomini sono di­ventati cattivi; si sono allontanati da Dio e dalla Chiesa e vivono nell'im­purità e nella disonestà... Con le mie lacrime voglio richiamare tutti alla preghiera e al sacrificio, ai sacramenti, alla comunione, alla recita del ro­sario ... Gli uomini si uccideranno tra di loro, se non si ritornerà al Signore ».

    Ritornano in mente le parole quasi identiche dette da Suor Lucia di Fa­tima il 22.5.1958 al padre Agostino Fuentes: « La Madonna mi ha detto espressamente: "Ci avviciniamo agli ultimi tempi". Quando saranno esau­riti gli ultimi mezzi di salvezza, disprezzati dagli uomini, Dio nella sua in­finita misericordia, ci offrirà un'ultima ancora di salvezza: la Vergine san­ta in persona, sue numerose apparizioni, sue lacrimazioni. Se anche allora non ascolteranno la voce della Madonna e continueranno a offendere il Signore, non saranno perdonati ».

    In Adrano (Catania) i prodigi di lacrimazione sono stati moltissimi. Av­vennero in casa Orofino, una famiglia completamente lontana da Dio. Co­minciarono il 7.12.1980 e si ripeterono molte volte al giorno per circa cen­to giorni, cioè fino al marzo 1981. In quella casa non esistevano simboli re­ligiosi, eccetto un quadrettino di S. Giuseppe e una cartolina della Ma­donna di Cinquefrondi.

    Il pomeriggio del 7.12.1980 le due stanze al 1° piano di detta casa ap­parvero con tutte le pareti completamente rigate di sangue vivo, tali da terrorizzare. La padrona di casa non ebbe coraggio di parlare con qualcu­no. L'indomani mattina, marito e moglie trovarono le due stanzette di pian terreno, dove fanno e infornano il pane, completamente insanguina­te: pareti, volte, forno, mensole di marmo, pavimento. Terrorizzati cominciano a gridare. In un batter d'occhio accorrono folle e folle di persone, ta­li da dovere subito intervenire le guardie municipali e i carabinieri per ar­ginarle. Dopo un po' di giorni un uomo porta in quella casa un poster di Gesú Misericordioso, e, dopo, uno della Madonna di Fatima. Prima l'uno e dopo l'altro cominciano a sanguinare. Il volto di Gesú si copre talmente di sangue, uscito dagli occhi e da un'invisibile corona di spine, da fare non solo pietà, ma anche spavento. Contemporaneamente cominciano a for­marsi, quasi sempre sotto gli occhi di tanti testimoni, nelle porte delle stanze al 1° piano e in fogli di carta dei segni e dei simboli fatti con sangue: l'ostia, il calice, la croce, la « M », ecc. Sopra il manto della Madonna com­parve il n. 3 e accanto al poster di Gesú Misericordioso si formò il n 21. Ri­petutamente il giudice preparò l'ordine di arresto dei coniugi Orofino, convinto che gli autori di tutto fossero essi; arresto scongiurato dai miei interventi. Il tribunale di Catania mandò il proprio medico legale per esa­minare il sangue: risultò sangue umano gruppo AB. Io personalmente fui testimonio oculare di abbondanti lacrimazioni; ho raccolto inoltre un centinaio di verbali di altri testimoni (vedi il libro Dalla Polonia a Adrano).

     

    CAP. V – MIRACOLI

    1. Maddalena Carini da San Remo

    Essa stessa racconta la sua storia.

    « Avevo dieci anni quando mi ammalai; abitavo a Pavia con i genitori e i miei sei fratelli. « Pleurite, disse il medico ai miei familiari. E’ una forma grave, ma non bisogna preoccuparsi troppo, guarirà. » Certo guarii dalla pleurite. Ma mi rimasero addosso tali conseguenze che per 21 anni non potei piú lasciare il letto. Ecco, in breve, l'elenco dei miei mali: peritonite tubercolare, angina pectoris, anemia perniciosa, troncaterite alla gamba destra. Passai la giovinezza trasferendomi da un ospedale all'altro, ma senza risultato. A vent'anni pesavo ventinove chili e soffrivo dolori atro­ci. Peggioravo di giorno in giorno.

    Improvvisamente si bloccò del tutto la gamba destra e con essa la schiena e da allora dovetti restare immobile a letto. Ma non era ancora fi­nita. In seguito alla peritonite, mi gonfiò la pancia, che diventò tutta dura, i tessuti epidermici si distrussero, il corpo era pieno di lesioni organiche, la gamba destra si atrofizzò e si ricoprí di ferite che, secondo i medici, non sarebbero mai piú guarite.

    Quando i medici mi dimisero dall'ospedale, perché ormai non c'era piú nulla da fare, ero diventata uno spettro vivente. Era il luglio del 1948. Come un condannato a morte, espressi il mio ultimo desiderio: ritorna­re a Lourdes. Ma le mie condizioni erano tali che i medici non mi voleva­no dare il permesso.

    «Morirai durante il viaggio!» Non me lo dicevano, ma lo pensavano. Ottenni il permesso e partii il 9 agosto in condizioni disperate. Tutti i giorni andai alla grotta a pregare, ma l'ultimo giorno stavo talmente male che i barellieri si rifiutarono di accompagnarmi. Li implorai e finalmente qualcuno si commosse. Davanti alla statua della Madonna, per l'ultima volta, cominciai a pregare. All'improvviso sentii uno strappo al cuore, poi un altro ancora piú forte, poi un terzo. Ecco, muoio, pensai chiudendo gli occhi. Ma non morii: anzi in quel momento ero completamente guarita... ».

     

    2. Don Teodosio Galotta, salesiano, di Napoli

    La sua malattia era così grave che i parenti gli avevano preparato il lo­culo al cimitero con l'iscrizione già fatta.

    L'urologo, dott. Bruno, fece questa diagnosi.

    «Neoplasia prostatica con metastasi ossee e polmonari, una prostata aumentata di volume, di consistenza lignea e di superficie bernoccoluta ». La diagnosi era stata confermata dalle radiografie: « Alterazione strut­turale del terzo prossimale del femore destro e delle branche ischio-pubi­che, specie a sinistra, per lesioni del tipo osteolitico. Nei campi polmonari alti, specie a destra, presenza di noduli neoplastici metastatici »:

    Descrivendo poi dettagliatamente quanto riscontrato, il radiologo, prof. Acampora, aveva aggiunto: « L'alterazione si presentò con scompar­sa della normale trabecolatura ossea, sostituita da aree di osteolisi alter­nate da aree di addensato osseo, riproducenti il tipico quadro neoplastico del tipo osteoclastico e in parte osteoblastico. Successivamente si notò una frattura del piccolo trocantere di destra ... ».

    L'ortopedico, dott. Coletti, dopo l'esame radiografico fatto personal­mente nella camera di don Calotta con apparecchio portatile, aveva di­chiarato: « Frattura patologica sottotrocanterica del femore destro. Il ter­zo prossimale del femore è sede di alterazioni morfologiche e strutturali da metastasi di neoplasia prostatica... ».

    L'internista dott. Schettino nella sua dichiarazione scritta aveva parla­to, in occasione dei due gravi collassi periferici, di condizioni fisiche mol­to precarie e di situazione molto pericolosa per la vita del paziente.

    Il medico legale, a sua volta, dopo aver esaminato tutta la documenta­zione, disse che si trattava di una « diagnosi precisa », « non di un sospetto diagnostico o di un enunziato nosologico di probabilità ». La notte del 25.10.1976 arrivò alla fine: era quasi in coma.

    L'assistente, toccandogli il polso, si lasciò sfuggire: « Non si sente piú ». Don Calotta che ancora capiva, al sentir questo, invocò nel suo cuore i due martiri salesiani della Cina: « Mons. Versaglia e Don Caravario, aiuta­temi voi ».

    Subito gli comparvero i due martiri e gli dissero: « Non temere, ci siamo noi ».

    All'istante don Calotta guarí completamente.

    La documentazione medica è ora a Roma presso la Sacra Congregazio­ne per le Cause dei Santi per la beatificazione dei due martiri.

     

    3. Miracolo vivente

    È Suor Caterina Capitani, oggi di 46 anni, superiora della comunità del­le Figlie della Carità che accudiscono all'ospedale di Benevento. Essa vive senza stomaco, senza bile, senza pancreas. Le cose sono andate cosí: era da poco entrata nella Congregazione delle Figlie della Carità. Nel 1962 a 20 anni lavorava quale infermiera negli Ospedali Riuniti per Bambini « Lina Ravascheri » di Napoli, quando cominciò a sentire un dolore noioso allo stomaco e, dopo due mesi, ebbe un vomito di sangue. Non avendo com­piuto i tre anni di prova prima di emettere i voti e temendo di venire man­data a casa, non disse nulla.

    Dopo sette mesi ebbe un'altra emorragia, ma imponente. Dovette par­lare. Furono fatti esami, radiografie, stratigrafie per accettarne la causa. Alla fine del 1964 fu ricoverata nell'Ospedale « Ascalesi » di Napoli sotto cura del prof. Alfonso D'Alvino. Fatta 1'esofagoscopia si riscontrò una zo­na emorragica nel segmento toracico; le furono praticate cure idonee, ma senza alcun risultato. Allora Suor Caterina fu trasferita nell'Ospedale « Pellegrini » di Napoli, sotto cura di uno specialista, il prof. Giovanni Bile; ma anche le sue cure non ebbero risultato, anzi le condizioni di salute di Suor Caterina andarono sempre piú peggiorando, al punto che la medesi­ma si ridusse a dover vivere soltanto di fleboclisi e di trasfusioni. La sua superiora, come ultima speranza, la fece ricoverare presso l'Istituto di Se­meiotica chirurgica di Napoli il 10.5.1965 per metterla sotto cura del prof. Giuseppe Zannini, specialista di chirurgia dei vasi sanguigni, direttore dell'Istituto. Questi, dopo cinque mesi di cure inutili, la fece trasferire il 27.10.1965 nella Clinica Mediterranea, dove dopo tre giorni la operò, asportandole completamente lo stomaco, la milza e il pancreas, perché ri­scontrò lo stomaco completamente ricoperto di varici a causa del cattivo funzionamento della milza e del pancreas. Fu anche necessario collegare la parte superiore dell'intestino, chiamata « digiuno » con l'esofago, e ta­gliare la vena aorta e collegarla con la vena cava. L'operazione fu difficilis­sima. Sembrò che la salute di Suor Caterina migliorasse; ma il migliora­mento fu illusorio.

    Alcuni giorni dopo le venne la pleurite e, insieme, il vomito frequente di succhi gastrici che, con i suoi acidi, le bruciava le labbra. Un giorno, du­rante un vomito, si sentí bagnare lo stomaco. Si guardò; vide che gli acidi vi avevano aperto un buco, attraverso il quale avevano trovato una piú facile via d'uscita. Attraverso quella fistola non solo uscivano i succhi ga­strici, ma, insieme, tutto quello che la Suora mangiava, o, meglio, che be­veva. La fistola procurava, contemporaneamente, la febbre a 4o e una pe­ritonite diffusa. Il prof. Zannini, informato, ordinò l'immediato trasporto nella sua clinica di Napoli. Lí, visitata l'ammalata, disse che bisognava fa­re una seconda operazione, ma che in quelle condizioni lei non era in gra­do di sostenerla, per cui la fece ricoverare nell'Ospedale della Marina Mi­litare di Napoli.

    Suor Caterina vi fu portata la sera del 17 maggio; ma era piú morta che viva. Il prof. Zannini insistette perché essa prendesse dei succhi di frutta; ma tutto quello che Suor Caterina ingoiava, fuorusciva, attraverso la fi­stola, sull'addome, nel quale si era addirittura formata una vasta piaga necrotica. Era la fine. La superiora, per farla morire contenta, le fece fare i voti in «articulo mortis».

    Suor Caterina era contenta perché pensava che stava per morire e per cessare di soffrire. Intanto le consorelle cominciarono a pregare Papa Gio­vanni perché le facesse il miracolo; lei stessa, per condiscendenza, si asso­ciò alle loro preghiere. Una consorella si era procurata una reliquia di Pa­pa Giovanni, esattamente un pezzettino del lenzuolo dove egli era morto; e lo mise sullo stomaco di Suor Caterina. Intanto la febbre si manteneva molto alta.

    Il 25.5.1966 alle ore 14,25 Suor Caterina disse alla suora che l'assisteva che socchiudesse la finestra e la porta perché voleva riposare. La suora eseguì il desiderio di Suor Caterina; e questa si assopì; ma, a un certo pun­to, sentí una mano premere sulla ferita, mentre una voce d'uomo chiama­va: « Suor Caterina! Suor Caterina! ». Suor Caterina si svegliò, si rigirò nel letto e vide accanto al letto Papa Giovanni, bello, luminoso, sorridente, che le disse: « Mi avete tutti molto pregato. Me lo avete strappato dal cuo­re questo miracolo. Non hai piú niente. Suona il campanello e chiama le suore che stanno in Chiesa a pregare, e qualcuna dorme (dicendo questo, sorrise benevolmente). Misurati la febbre; non arriva a 37 gradi. Mangia tutto; io tengo la mia mano sulla ferita; non avrai piú niente. Fatti visitare; prepara tutta la documentazione; un giorno gioverà ». Detto questo il Pa­pa scomparve.

    Suor Caterina credette di sognare; suonò il campanello; e alle suore ac­corse disse: « Sono guarita; datemi da mangiare ». Le suore le misurarono la temperatura; era 36,8; le portarono del semolino, che lei divorò vorace­mente e ne chiese altro. Una suora spaventata, temendo che quel cibo fos­se uscito fuori dalla fistola sull'addome, le scoprí la pancia; e tutte videro che la ferita era perfettamente chiusa e asciutta. Il professore Zannini te­lefonò per vedere se Suor Caterina fosse morta; non rispondendo nessu­no e tem

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