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    ETICA SESSUALE E SPIRITUALITA' DELLA FAMIGLIA

    Catechesi degli adulti. “Approfondimenti di etica sessuale”

    A cura di  Don Giuseppe Zenti, Vicario generale della diocesi di Verona.

     

    Il superprogetto di Dio: la coppia umana

     

    All'interpellanza dei farisei sulla liceità riservata ai maschio di ripudiare la propria moglie, per qualsiasi motivo, Gesù risponde appellandosi al progetto originario di Dio sull'umanità: In principio Dio creò l'uomo, maschio e femmina li creò... l'uomo non separi ciò che Dio ha unito". La durezza del cuore umano, l'inaridimento della disponibilità ad amare, in definitiva l'egoismo eretto a sistema sta all'origine del rifiuto di tale progetto divino.

     

    Dio ha creato “l’uomo" coppia. Due persone che, nella bipolarità di mascolinità e femminilità, si richiamano vicendevolmente e si integrano. Di due si forma una nuova, unica, realtà: la coppia, tenuta unita dall'amore reciproco, aperta nell'amore alla trasmissione della vita. Concreatrice della continuità della vita umana con Dio.

     

    Si tratta dì un superprogetto, di fronte al quale Dio stesso non ha trattenuto la propria compiacenza. Ne è rimasto incantato, come un artista di fronte alla sua opera d'arte... : “Dio vide ciò che aveva fatto. Ed ecco, era cosa molto buona".

     

    Progetto e realizzazione al superlativo assoluto. L'essere coppia; l'essere famiglia è la modalità del vivere umano al superlativo. In funzione di essa hanno senso lo stato, le leggi, l'economia, la scuola... la stessa vita consacrata e il ministero del presbitero (di qui la necessità di una pastorale "vocazionale" finalizzata all'aiuto spirituale alla famiglia).

     

    Realtà continuamente da riscoprire nella suo identità, nel suo valore, nei suoi risvolti sociali.

    Da valorizzare. Da difendere. Ad ogni costo, poiché il suo stato di salute segnala, fondamentalmente, lo stato di salute di una società.

     

    Alcune indicazioni di carattere pastorale.

     

    Occorre anzitutto mantenere viva la coscienza che la coppia e la famiglia, come sono scaturite dal progetto di Dio, sono valori realizzabili, e non utopie, anche se gli attuali dati statistici ne indicano le quotazioni in ribasso.

     

    A due condizioni almeno. La prima condizione riguarda la fase della preparazione. Sostanzialmente, occorre riproporre con il coraggio di chi crede nei valori, un cammino personale imperniato sulla preparazione alla vita di coppia e dì famiglia. Favorendo, in famiglia, a scuola, nella parrocchia, attraverso i mass media... il gusto della progettualità; la gioia della conoscenza e della conquista di se stessi nella formazione di un carattere positivo; il senso della responsabilità professionale e sociale, anzi, della corresponsabilità; la valorizzazione del tempo libero come tempo di maturazione e non di dispersione; la ricerca delle cose belle, che intessono la vita feriale e che riempiono la mente e il cuore di passione, più di quelle sensazionali che illudono e alla fine lasciano disillusi e inquieti; la riscoperta della positività della capacità di fare rinunce per amore; la libertà dai condizionamenti del consumismo, l'approfondimento delle ragioni della fede... un cammino appassionante, se fatto in cordata. E poi la stagione dei fidanzamento. Propizia per un cammino di conoscenza in profondità della personalità dell'altro, della possibilità reale di integrazione nella reciproca valorizzazione, dell'allenamento a condividere tutto per puro amore, a progettare e a costruire insieme, a vivere l'uno per l'altro...

    Il domani dipende in gran parte da una adeguata preparazione, remota e ravvicinata.

     

    La seconda condizione: la testimonianza dì coppie e famiglie sostanzialmente riuscite. È il sogno e il proposito di tutte le coppie. Alla partenza almeno. Anche se poi una non adeguata preparazione e la complessità della vita di coppia e dei vivere di oggi sotto stress possono disfare ciò che Dio ha unito: con drammatica sofferenza della coppia, dei figli, dei familiari in genere e degli amici. Ogni fallimento pesa come un macigno su tutti.

     

    I risultati positivi non si improvvisano né sono automatici. Sono frutto simultaneamente di una buona disponibilità della coppia e della famiglia ad un cammino formativo senza sosta e della grazia di Dio, specifica del sacramento dei matrimonio, che mai viene a meno in chi la invoca e se ne rende disponibile. Con umiltà sempre. E con tenacia nelle prove.

     

     

     

     


    Pedofilia e pillola del giorno dopo rimandano alla medesima matrice.

     

    Spesso abbiamo potuto sentire nelle pagine del Vangelo come Gesù abbia affermato chiaramente il valore sommo dell'amore al prossimo, già sancito nell'Antico Testamento: "Amerai il prossimo tuo come te stesso".

     

    Questo invito è luce adeguata ad esplorare e risolvere alcune problematiche del nostro tempo che hanno attinenza con l'essere prossimo. Prossimo in assoluto per un coniuge è, nella reciprocità, il proprio coniuge. Per la coppia di sposi prossimo primo sono i figli. Vengono poi i parenti, gli amici, i vicini, i colleghi di professione... Gesù ci chiede di amarli con intensità pari alla prossimità e alla necessità. Specialmente se sono in stato di debolezza e di fragilità, in balia di forze superiori a loro stessi. Proprio le situazioni di estrema fragilità, esposte al pericolo di aggressioni mortali, si stanno moltiplicando. L'amore al prossimo non può esservi estraneo o assente. Deve farsene carico.

     

    È di questi giorni la notizia sconvolgente che anche in Italia si è dato il via libera alla soppressione della vita umana, appena chiamata all'esistenza attraverso l'assunzione della pillola dei giorno dopo.

     

    Il fatto in sé ha dell'assurdo e dell'inumano, anche perché viene propagandato come la vera soluzione al problema dell'aborto. E sotto questo profilo invaderà in breve le piazze farmaceutiche di tutto il mondo. Con il conseguente gioco al massacro delle più indifese creature umane. A cifre esponenziali.

     

    Ci limitiamo a due osservazioni che si impongono in modo indilazionabile.

     

    1) A questo punto è giusto esigere dagli scienziati di essere fedeli allo statuto epistemologico della scienza, che in ogni caso ricerca la verità delle cose, senza lasciarsi condizionare o rimorchiare dalle lobby e da quei politici che sono senza scrupoli perché privi ormai di coscienza civica. Escano allo scoperto, liberi da tutto e da tutti, e ci dicano da scienziati quando la vita umana viene avviata: se al momento dei concepimento, nell'atto della fusione tra la cellula maschile con i suoi 23 cromosomi e quella femminile con i suoi 23 cromosomi; o se viene avviata dopo alcuni giorni e perché; se il DNA che costituisce l'essere umano singolo in tutte le potenzialità dei suo sviluppo, è presente dal concepimento o si inserisce in seguito... Poiché, in forza dell'autocoscienza che ho del mio essere, io mi percepisco esattamente quell'essere che è dal momento del concepimento, non un istante prima, che potevo non esserci; né dal dopo, quando il mio essere già computerizzato in modo inconfondibile era ormai in fase di sviluppo.

     

    2) Evidentemente il fatto investe problematiche assai più ampie di carattere antropologico; in termini generali, diciamo pure di carattere culturale.

     

    Ed è proprio sull'aspetto culturale che vale la pena di concentrare l'attenzione. Anzi, più precisamente, sulla cultura della sessualità. Senza entrare in merito alla morale cristiana sulla sessualità; che è cosa ancor più elevata. E ci chiediamo se sessualità si coniuga o no per natura con senso di responsabilità. Premesso che le problematiche che riguardano la vita sessuale di coppia sono molto più complesse e meriterebbero ben più ampia ed approfondita analisi, vorrei portare l'attenzione sull'incidenza che una certa cultura della sessualità esercita sulle nuove generazioni.

     

    La cultura imposta dai mass media e dagli interessi economici tende ad esonerare l'uomo dal senso della responsabilità nei confronti della gestione della propria sessualità, a partire già dall'età dell'adolescenza e della giovinezza. Ed evidenziando la sessualità come un mezzo in mano all'uomo, praticamente identifica la sessualità con il puro uso della genitalità. L'atto sessuale corrisponderebbe al bisogno di dare sfogo ad un impulso dì carattere erotico. Di conseguenza, essendo un bisogno, il suo sfogo appare lecito. Nonpuò essere soggetto a regole. L'uso della sessualità è senza limiti. È un affare privato. Basta essere d'accordo. E poiché tale sfogo può avere delle conseguenze sul piano genetico, finalmente si è ritrovato il rimedio semplicissimo per evitare gravidanze indesiderate e dare la possibilità fin dagli anni dell'adolescenza di far uso della sessualità senza tabù e senza problemi. Più consequenziali di così!

     

    Tentiamo di ragionare.

    È proprio vero che la sessualità è solo un mezzo ?  Non è forse soprattutto un valore che riguarda la persona in tutti i suoi aspetti, corpo, sentimenti, mente, volontà, libertà? In definitiva, la sessualità sta ad indicare la persona in quanto tale, segnata al maschile o al femminile. ­E ogni atto sessuale costituisce l'incontro interpersonale più intenso e più sublime che due persone eterosessuate possano realizzare. Attraverso quell'incontro in concreto si dicono nella reciprocità: io sono tuo; tu sei mia; io sono in te, tu sei in me; io vivo per te; tu vivi per me.

     

    Se questo è il valore in sé dell'atto sessuale coniugale, non può che essere espressione di un grande senso di responsabilità, cioè di maturità della persona che affida se stessa completamente e per sempre ad un'altra persona.

     

    Ovviamente per raggiungere un tale obiettivo occorre una adeguata preparazione negli anni che precedono la vita di coppia coniugale. Prima di costituirsi coppia di sposi occorre scoprire la propria sessualità come un valore e un dono da consegnare nella sua piena maturità espressiva; occorre abilitarsi, in un lungo e paziente itinerario di allenamento, a rendere la propria personalità idonea ad essere dono. Anche in tutte le manifestazioni della propria sessualità. In modo che vi sia tra i coniugi una buona intesa sessuale.

     

    L'uso del sesso in se stesso invece è come una droga. L'assuefazione sospinge verso dosi sempre più forti e variabili. Ne sono una triste documentazione le devianze sessuali, tra le quali primeggia, tragicamente, la pedofilia, che denota come l'uso dei sesso in sé non si ferma; è insaziabile; è alla ricerca dì esperienze "sofisticate", al limite della pazzia, senza alcun senso di rispetto per la "vittima", che diventa puro strumento, cui viene tolta ogni dignità di persona umana. Le avventure si moltiplicano. Mentre rimane in fondo al cuore tristezza ed irrequietezza. Spesso si diventa intrattabili e chiusi. Delusi e vuoti. E tutti te la danno vinta. È come se il mondo di quelli che contano ti dicesse: sappiamo bene che sei incapace di responsabilità; non ti abbiamo educato alla responsabilità. Costa troppo a te e anche a noi. Non ti preoccupare. Ci pensiamo noi. La tua stagione di vita è fatta per il divertimento. Ti abbiamo dato tutto, accontentato in tutto. Abbiamo escogitato di accontentarti anche in questo. Puoi fare l'amore con chiunque. Senza rischi. Che paese dei balocchi! A costo di sopprimere una vita umana, uguale alla tua in dignità, e indifesa, appena chiamata all'esistenza da te! Una tristezza infinita. Un degrado indicibile. Sotto la protezione di chi ha perduto il senso dell'umanità.

    Ben diversa è l'esperienza della valorizzazione della sessualità in chi si prepara a viverla, pur con le inevitabili fatiche, con senso di responsabilità. Nella gioia dell'intimità di coppia, aperta, con senso di responsabilità, ad accogliere con gioia la vita umana nata da papà e mamma; una vita che personifica il loro rapporto di amore fedele e totale. Non sarà di moda. Ma è ancora l'unico modo perché l'esercizio concreto della sessualità sia espressione della più alta civiltà. E la Chiesa, sempre al fianco di tutti gli uomini di buona volontà, che non mancano, non può che schierarsi da questa parte. Buon samaritano che soccorre il prossimo in pericolo. Estremo baluardo di difesa e di promozione della vita umana, che, nel suo venire al mondo, pur non ha nessun colore religioso né politico.  È semplicemente persona umana. Prossimo di tutti.

     

     

    Il danno della pornografia, virus letale dell’amore.

    Lo scopo della vita: amare ed essere amati, gratuitamente.

    Se permettiamo che venga soffocato l'amore, che vita sarà ?

     


     

    È veramente proibitivo, per la pericolosità della questione, ignorare l’influenza devastante della pornografia sulle giovani generazioni attuali, soprattutto sui maschi.

    Tutti, davvero tutti, non illudiamoci, vengono a contatto con la pornografia; dall’adolescenza in poi il rischio aumenta costantemente. Intanto le famiglie si disgregano con frequenza e incidenza sempre più preoccupante, i clienti della prostituzione in Italia superano i 9 milioni di maschi, le sindromi e patologie depressive e schizofreniche si estendono con violenza tra le personalità più varie.

    Opponiamoci alla cultura dell’amoralità dei mass media, in cui non sono più indicati valori etici e morali di riferimento! Tacere sull’ingiustizia e non opporvisi equivale a mettersi dalla parte dell’ingiustizia. Diffondiamo queste informazioni con impegno e fede, difendiamo la capacità d’amare che Dio ci mette nel cuore.

     

     

    L'etica e la spiritualità della famiglia

    L'etica e la spiritualità della famiglia altro non sono che il sì, lieto e generoso come quello di Maria, della famiglia al progetto di Dio su di sé, nel tentativo di farlo proprio e di realizzarlo al massimo delle sue potenzialità.

    Se Dio ha progettato la famiglia come scopo e vertice della creazione e della redenzione, che cosa è per la famiglia il progetto di Dio su di sé ?

    La risposta passa attraverso la vita feriale relazionale della famiglia, nella sua dimensione etica e nella sua dimensione spirituale.

     

    Per etica intendiamo l'atteggiamento di rispetto e di valorizzazione della realtà e dei suoi fini. Nel caso specifico, rispetto e valorizzazione del progetto originario creazionale di Dio sulla coppia e sulla famiglia.

     

    Per spiritualità intendiamo la sintonia con lo Spirito Santo, nel rispetto delle sue esigenze, cioè la docilità a lasciarsi guidare dall'azione dello Spirito Santo come artista e artefice primario della santità della coppia e della famiglia. Risponde soprattutto al progetto ristrutturato in Cristo che ha fatto del matrimonio il sacramento della sua sponsalità con la Chiesa.

    L'etica trova il suo compimento nella spiritualità. E la spiritualità presuppone la realizzazione dell'etica.

     

    1) L'etica della coppia e della famiglia.

    Si tratta di rispettare e valorizzare al massimo quell'istituzione, giuridicamente riconosciuta, che unisce un uomo e una donna in alleanza di vita, costituendoli "coppia", in vista del loro bene e della procreazione.

    Nel contesto della presente catechesi ne parliamo in termini "generali", quelli che rispecchiano il piano di Dio. Senza riferimento alte molteplici smentite concrete. Senza fare un'analisi dettagliata dei motivi di crisi, anche gravi, che ne compromettono e impediscono la realizzazione. Senza entrare nella sacralità inviolabile dell'intimità di coppia. Nessuno se ne senta ferito e offeso. Al più, stimolato a riproporsi un nuovo cammino. In ogni caso la prospettiva che verrà presentata corrisponde alle attese e alle esigenze del cuore. Tutti vorrebbero un coniuge che si avvicina all'ideale presentato, anche se non tutti sono disposti a prepararsi per esserlo altrettanto.

    L'etica esige anzitutto il rispetto e la valorizzazione del coniuge come persona, cui "subordinare" la propria persona e i propri interessi. E nella quale trovare la realizzazione di sé, delle proprie potenzialità. Tutto il resto passa attraverso la sponsalità che rimane punto di convergenza e di discernimento. Se qualche cosa la contrasta va rimossa. E non è questione di gelosia nevrotica. Ma di priorità di valore.

    L'etica della coppia infatti risponde alla domanda: Chi sei tu per me e io chi sono per te? Sei la persona che rende possibile a me di essere me stesso: marito e padre, moglie e madre. Senza di te non lo sarei. Sei dunque per me la persona e la realtà più cara al mondo. lo ti ho scelto tra tutte le possibilità E ti ho ritenuto/a degno/a di me. Per te ho lasciato la mia famiglia di provenienza. E la mia famiglia di provenienza mi ha messo al mondo, mi ha amato e mi ha educato perché io fossi degno/a di te. D'ora in poi io non appartengo né alla mia famiglia d'origine, né a me stesso. Appartengo a te. Mente e cuore; corpo e anima. In Dio, non ho altro bene al di fuori di te. E lì trovo il motivo della mia gioia, nel donarmi.

    La coppia infatti è costituita da due persone umane. Come tali in assoluta relazione, cioè reciprocità, dove l'io è e vive per il tu. Mettendosi insieme le due persone, eterosessuate (la ricchezza della eterosessualità!), intendono costituire una nuova realtà, la coppia, in cui tutto diventa comune, comprese le risorse della mente, della volontà, della libertà.

    Liberamente si scelgono e non per puro istinto di accoppiamento (come avviene per gli animali). Si scelgono perché si conoscono, nei pregi e nei limiti. E proprio perché si conoscono possono dire: "lo prendo te...". E si scelgono perché si amano al punto da farsi dono reciproco della propria persona. Non basta pertanto dire: io ti voglio bene. Bisogna poter dire: io voglio il tuo bene. Sempre e per sempre.  Per questo, occorre "voler volersi bene", con responsabilità.

    Di conseguenza, l'etica non equivale all'impegno di mettere insieme due aziende e di tenerle unite finché c'è convenienza reciproca. Esige che marito e moglie si riconoscano nella reciprocità di coppia, di essere inscindibile. Per cui nessun altro vincolo è più forte. Neppure i figli, benché "vengano dal cuore", i genitori (genitori e suoceri amati molto, vicino alla coppia senza mai interferire!), la parentela, le amicizie, la professione. La tua nuova identità è: marito di..., moglie di... Ecco il motivo del tuo sano orgoglio. Prima di essere il signor avvocato, ingegnere, professore, dirigente, presidente... sei il marito, la moglie di... Lo dici con fierezza, senza arrossirne. Dallo "stato di salute" della coppia dipende in gran parte lo stato di salute relazionale della famiglia intera.

    Pertanto è etico il rapporto se è interpersonale; cioè se è improntato sul dialogo e non sull'opportunismo utilitaristico; se è rispettoso della persona, che solo in tal modo si sente valorizzata; se ne valorizza le doti di mente e di cuore, compiacendosene più che se fossero proprie; se considera la persona come valore assoluto, in qualunque condizione fisica o psichica e spirituale si venga a trovare; se con essa si stabilisce un rapporto di amicizia che apre alla confidenza e alla riservatezza. Almeno questo è ciò che si desidera dal coniuge. Per lo stesso motivo questo è ciò che tu sei chiamato a dare all'altro.

    Ovviamente nel rapporto interpersonale di coppia un ruolo decisivo, qualificante, persino determinante, viene esercitato dalla valorizzazione del corpo.  Entriamo così in un ambito assai delicato della relazione di coppia.

    Anche il corpo infatti ha un proprio linguaggio espressivo. Ed è etico quando è conforme alla verità del suo essere. Cioè, se è capace di esprimere il senso, il valore e il significato di ciò che dice. Così ha senso la gestualità espressa dal darsi la mano, un bacio, un abbraccio... A maggior ragione l'atto coniugale. Gesto di altissimo valore umano e sacramentale. Previsto da Dio nel suo progetto sulla sessualità umana. Per il bene della coppia in quanto tale, dei singoli coniugi, della famiglia stessa. Degno di Dio. Degno dell'uomo. In sé nulla ha di sconveniente, di animalesco e di peccaminoso. A meno che non lo si snaturi. E lo si snatura quando lo si fa diventare espressione di un istinto spontaneistico da soddisfare, di un impulso erotico sessuale cui dare sfogo.

     

    a) Quel gesto ha intrinsecamente valore unitivo interpersonale: "Sono tuo; sono in te e tu sei in me; siamo l'uno nell'altro per essere e vivere l'uno per l'altro, per sempre nella fedeltà. I miei pensieri, i miei affetti, i miei sentimenti, il mio corpo... tutto è tuo, è per te".  Ne hanno bisogno gli sposi per sperimentare di essere un cuor solo. un'anima sola e "una sola carne".

    Perché questo valore unitivo fosse salvaguardato Dio ha previsto nel suo progetto sulla coppia circa quattro quinti del ciclo mestruale della donna non fecondi. È il tempo della coniugalità, dell'intimità di coppia.

    In esso il marito è chiamato ad esprimere verso la moglie, ancor prima di giungere all'atto coniugale, più attenzioni, sensibilità, affettuosità, tenerezza... per "riscaldare il cuore" della moglie, evitando tutto ciò che la può umiliare nella sensazione di essere puro strumento delle "esigenze" del marito.  L'atto unitivo, infatti è per sua natura manifestazione di un forte desiderio di donazione di sé, che valorizza e sublima il coniuge, non un atto di egoismo che lo strumentalizza e umilia.

    E la moglie è chiamata ad essere attivamente partecipe dell'intimità di coppia, che rinsalda i vincoli di coppia. È chiamata a lasciarsi conquistare dall'amore del marito, a concedersi attivamente, a far diventare l'unione coniugale un vero atto di amore, cioè di donazione della mente, del cuore e del corpo. A tale riguardo, così si esprime San Paolo: "II marito renda alla moglie ciò che le è dovuto. Ugualmente anche la moglie al marito. La moglie non è padrona del proprio corpo, ma lo è il marito. Allo stesso modo, il marito non è padrone del proprio corpo, ma lo è la moglie. Non privatevi l'uno dell'altro, se non di comune accordo, temporaneamente, per attendere alla preghiera. Poi tornate a stare insieme, perché satana non vi tenti per la vostra incontinenza" (1 Cor 7, 3 - 5). La sintonia con il progetto di Dio non si attua dunque principalmente nell'astenersi dalla coniugalità (talvolta può tornare utile sul piano psicologico e sul piano spirituale; talora è anche doveroso per un marito quando la salute della moglie manifesta qualche incrinatura), ma nella sua valorizzazione. L'evitarlo a lungo espone soprattutto il marito a gravi pericoli. L'intimità di coppia, per essere vera, esige di non lasciarsi assorbire, mente e cuore, da altri fattori: dedizione ai figli... alla professione... Sarebbe una usurpazione. Nel suo progetto Dio vi ha connesso anche un senso di benessere, di appagamento di tutto l'essere del coniuge. Lo ha fatto però solo come conseguenza del valore unitivo, non come fine che rimane la reciproca appartenenza. La sola ricerca del piacere venereo insito nell'atto coniugale contraddice il senso e il valore dell'atto stesso che dice apertura assoluta, donazione totale di sé all'altro; e immette nella coppia il virus dell'egoismo utilitaristico.

    Per questo non sono etici, in quanto contrari al progetto di Dio, gli atti coniugali che si identificano più con una masturbazione che con un atto di amore. A maggior ragione gli atti coniugali compiuti fuori del matrimonio. Oltre tutto, l'infedeltà documenta che almeno in quel momento il coniuge ha perduto valore, è incapace di colmare le attese; può essere facilmente sostituibile. È l'umiliazione più bruciante!

    Ovviamente non sono etici, in quanto non in sintonia con il progetto di Dio, i rapporti "prematrimoniali" anche compiuti con il futuro coniuge, perché contraddicono il senso unitivo. E meno ancora quelli ormai ostentati "ad ogni stagione" e con chiunque, in quanto denotano pura ricerca evasiva ed edonistica.

    Si impone un forte senso di responsabilità nella formazione all'essere dono totale della propria persona al coniuge. È la vera scommessa con la vita. E la più grossa fatica educativa. Oggi come oggi, anche a cominciare dalla necessità della purificazione del linguaggio, diffusamente licenzioso e volgare proprio su ciò che attiene alla coniugalità; e della salvaguardia dalla imperante pornografia che è l'offesa più assurda nei confronti dell'intimità sacra della coppia.

     

    b) L'atto coniugale ha, simultaneamente, almeno in certe condizioni, valore procreativo. Consente di operare in sinergia con Dio creatore. Concreatori con Dio di un essere irrepetibile. Dio, che nel suo progetto sul matrimonio ha previsto il carattere unitivo, lo ha fatto anche in vista di quello procreativo: amarsi a tal punto da sentire il bisogno di trasmettere la vita cui dare dedizione incondizionata di amore come coppia. E a tal fine ha previsto per la sposa "i giorni della gioia della sponsalità e della maternità", nei quali alla donna sia possibile percepire e sperimentare le più forti emozioni, in vista di una maternità generosa, più forte di ogni resistenza razionalizzata e riduttiva.

    Proprio per essere rispettosi del duplice e inscindibile significato dell'atto coniugale, unitivo e procreativo, quando vi sono le condizioni perché avvenga la procreazione, volendone far uso nel pieno rispetto, si intende procreare (ecco l'importanza per la coppia di una chiara conoscenza dei metodi naturali, oggi alla portata di tutte le coppie che vogliono vivere il progetto di Dio con senso di responsabilità). Usarlo ai soli fini unitivi contraddice la realtà. Se, per motivate ragioni, non si vogliono figli, si evita di avere rapporti che in quel momento smentirebbero l'essere coppia aperta alla trasmissione della vita. Certo, con sacrificio di entrambi, e in primo luogo della moglie. Ma anche tale sacrificio può venir sublimato, in vista di un maggior bene. Può infatti far crescere il senso dell'attesa e del desiderio, che risponde ad un atteggiamento sublime dal punto di vista dei valori umani. Aiuta, tra l'altro, a superare l'impazienza del "tutto, subito", appena sorge il desiderio e scoppia l'istinto.

    La capacità dell'attesa qualifica l'atto unitivo e lo rende immensamente e più intensamente umano e gratificante. Fiducia e capacità di attendere sono le basi di una coppia riuscita, a partire dal periodo del fidanzamento.

    Proprio il rispetto del duplice significato dell'atto coniugale induce a comprendere che non è etico il ricorso ai metodi contraccettivi (pur con tutte le attenuanti soggettive a livello di colpevolezza).

    Evidentemente aggiunge gravità a gravità il ricorso diretto all'aborto...  Oggi si sta diffondendo sotto forma di pillola del giorno dopo, la pillola dell'irresponsabilità, che dichiara l'incapacità dell'uomo e della donna di comportamenti umani sessuali responsabili; ritenendo comunque che l'uomo e la donna, anche in età puberale, hanno il diritto di  soddisfare con un patner gli istinti e gli "irrefrenabili" impulsi sessuali, spesso incentivati da una cultura mass mediale che vi ricava ingenti profitti, In tal modo la sessualità viene finalizzata all'egoismo più abietto invece che all'altruismo. Purtroppo è in cantiere qualche altra pillola con effetti anche peggiori.

     

    N.B. L'etica della coppia ispira quella conseguente della famiglia: praticamente dei rapporti con i figli, che vengono educati al senso della riconoscenza, dei valori propri della famiglia, nel dialogo obbedienziale, in un dialogo cioè che sa mettersi in ascolto e fa evitare decisioni affrettate e sventate. Occorre pertanto amare il coniuge in primo luogo, riservando a lui il meglio di sé per tutta la vita, e con lui amare i figli, nella consapevolezza che i figli rimarranno sempre figli ma non sono destinati a rimanere proprietà dei genitori; diventeranno "proprietà in esclusiva" di altri, del coniuge, come è avvenuto per i genitori.

     

    2) La spiritualità della coppia e della famiglia

    II matrimonio cristiano è sacramento. Sacramento della sponsalità tra Cristo e la sua Chiesa, come precisa S. Paolo: "Questo mistero è grande. Lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa" (Ef 5, 32). Come a dire: quando il marito ama la moglie è Cristo che ama la sua Chiesa. E quando la moglie ama il marito è la Chiesa che ama Cristo. Gli sposi si scambiano tra loro lo stesso identico amore che scorre tra Cristo e la sua Chiesa. Attinge alla medesima sorgente. Per cui gli sposi possono dire di amare Cristo e la Chiesa solo se si amano reciprocamente. E sulla Chiesa universale si riverserà tanto più amore vero quanto più i coniugi sapranno amarsi di un amore simile a quello tra Cristo e la Chiesa. Un amore che è assoluta e incondizionata donazione.

    Del resto, a renderli capaci di tale amore da essere sacramento della sponsalità tra Cristo e la sua Chiesa è lo Spirito Santo. Proprio mediante la celebrazione sacramentale lo Spirito Santo li unisce e ne fa da due individui una coppia. Coppia sacramento stabile, permanente; ponte per cui transita l'amore di Cristo e della Chiesa. Lo Spirito Santo infatti opera in conformità al suo compito trinitario, cioè unitivo e al suo compito nei confronti della creazione, quello trasformante. Lo Spirito trasforma due persone per unirle in coppia. Nuova realtà, in assoluto. Dal momento in cui lo Spirito li trasforma e li unisce, non un istante prima.

    Da allora lo Spirito Santo diventa l'alleato primo e insuperabile della coppia e della famiglia. Per sempre. Da protagonista. Lo Spirito non viene meno, neppure nel tradimento. Sempre si fa carico della situazione di coppia e di famiglia. È Lui che fa in modo che tutto ciò che di positivo compie un membro della famiglia torni a vantaggio di ciascuno e di tutti. A questo punto, la spiritualità della famiglia coincide con la moralità: il lasciarsi guidare dallo Spirito, per non lasciarsi dominare dalle leggi della carne; ma, al contrario, per produrre i suoi frutti (Gal 5, 16-26); l'essere sempre più chiesa domestica nella realtà della chiesa parrocchiale, diocesana e universale; consapevole che solo nella preghiera assidua, nell'ascolto della Parola e nella vita sacramentale, in primo luogo l'Eucaristia e la Confessione, le è possibile la docilità allo Spirito e la dilatazione dei suoi spazi interiori alla sua azione di grazie.  Per una santità di famiglia. Per la coppia e per i figli.

     

    Don Giuseppe Zenti




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